DI ROCCO DE GILIO
Nato nella seconda metà degli anni Novanta nell’area milanese, il gruppo delle Bestie di Satana era caratterizzato principalmente dal consumo di sostanze stupefacenti e, secondo le ricostruzioni investigative e le testimonianze emerse durante i processi, anche dall’attività di spaccio svolta da alcuni dei suoi membri. L’ideologia del gruppo si richiamava a una forma confusa di satanismo, manifestata soprattutto attraverso simboli esoterici come pentacoli, croci rovesciate e il numero 666. Tra i primi componenti figuravano Nicola Sapone e Paolo Leoni, conosciutisi durante la visita di leva. I luoghi di ritrovo abituali erano il parco Sempione e la Fiera di Sinigallia, a Milano, dove il consumo di droghe e l’esaltazione collettiva contribuivano a creare un ambiente segnato da comportamenti estremi e violenti. L’ingresso nel gruppo prevedeva prove di coraggio e rituali di affiliazione, talvolta accompagnati da un patto di sangue, attraverso il quale si imponeva simbolicamente l’impossibilità di abbandonare il gruppo se non con la morte. Le testimonianze processuali hanno descritto episodi di violenza fisica e umiliazione, come quelli riferiti da Andrea Volpe riguardo a Fabio Tollis, sottoposto a pratiche dolorose. Anche Paolo Leoni fu protagonista di episodi che evidenziavano una condizione personale particolarmente difficile: in un’intervista successiva, ricordò un tentativo di suicidio avvenuto dopo la morte ravvicinata del padre e della sorella. Il quadro emerso dalle indagini descrisse così un contesto nel quale l’abuso di sostanze, la violenza, il disagio personale e l’uso di simboli satanici si intrecciavano, contribuendo a delineare le dinamiche interne di un gruppo successivamente coinvolto in gravi vicende criminali.
Primo tentato omicidio di Chiara Marino e Fabio Tollis

Chiara Marino, diciannovenne legata sentimentalmente a Paolo Leoni, era l’unica ragazza stabilmente affiliata al gruppo delle cosiddette Bestie di Satana. Nel tempo, le violenze, le minacce e i rituali avevano spinto diverse giovani ad allontanarsi, mentre alcune testimonianze descrivevano Leoni come una persona aggressiva e pericolosa. La situazione di Chiara si aggravò quando Mario Maccione affermò che la ragazza incarnasse la Madonna, circostanza che avrebbe alimentato ulteriori ritorsioni nei suoi confronti, provocandole un forte trauma psicologico e spingendola a voler abbandonare il gruppo. Secondo la ricostruzione dei fatti, gli altri membri, venuti a conoscenza delle sue intenzioni, avrebbero quindi deciso di ucciderla. In un primo tentativo, Chiara sarebbe stata stordita con tranquillanti e condotta in un luogo frequentato da tossicodipendenti, con l’intento di simulare una morte per overdose di eroina; l’arrivo di una pattuglia delle forze dell’ordine, tuttavia, avrebbe costretto il gruppo a rinunciare al piano. Parallelamente, anche Fabio Tollis, sedicenne, cantante e bassista della band metal Infliction, aveva iniziato a prendere le distanze dal gruppo, manifestando la volontà di andarsene e dimostrando di non prendere sul serio i rituali satanici. Secondo la ricostruzione, anche la sua intenzione di allontanarsi lo avrebbe reso un bersaglio. Nella notte del 31 dicembre 1997, i membri del gruppo organizzarono un incontro tra Fabio e Chiara all’interno di un’automobile messa a disposizione da Pietro Guerrieri. Gli altri avrebbero collocato un petardo nel tubo di scarico del veicolo, provocando un’esplosione e un incendio che, fortunatamente, si svilupparono lentamente, consentendo ai due giovani di allontanarsi senza rendersi conto del pericolo scampato. L’episodio rappresentò un ulteriore segnale della crescente pericolosità delle dinamiche interne al gruppo.
Omicidio di Chiara Marino e Fabio Tollis

Nel gennaio 1998, alcuni membri delle Bestie di Satana organizzarono un piano per uccidere Chiara Marino e Fabio Tollis, attirandoli con il pretesto di partecipare a un rito nei boschi di Mezzana Superiore. Sul posto era stata precedentemente scavata una fossa profonda quasi due metri. Secondo la ricostruzione dei fatti, Andrea Bontade avrebbe dovuto svolgere il ruolo di palo, ma non si presentò. Una volta giunti nel bosco, Chiara venne uccisa a coltellate da Nicola Sapone, mentre Fabio tentò invano di difendere l’amica, venendo aggredito da Andrea Volpe e Mario Maccione e successivamente colpito anche da Sapone. Al termine dell’aggressione, i corpi delle due vittime furono gettati nella fossa e sepolti. Circa due settimane dopo, Sapone e Bontade tornarono sul luogo per cancellare le tracce del delitto. Nel frattempo, il padre di Fabio, Michele Tollis, aveva iniziato a preoccuparsi per la scomparsa del figlio, dopo aver appreso che non sarebbe rientrato a casa quella notte. L’uomo si recò in un locale frequentato abitualmente dal gruppo, ma arrivò quando il giovane era già partito. In seguito, Leoni cercò di tranquillizzarlo, sostenendo che Fabio si fosse allontanato con Chiara e sarebbe tornato presto. Nei giorni successivi, alcuni membri del gruppo parteciparono alle ricerche dei due ragazzi, distribuendo volantini, rilasciando interviste alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto? e lanciando appelli pubblici per il loro ritorno. Leoni avanzò anche l’ipotesi che i due fossero fuggiti insieme in Spagna. Per anni, la sorte dei giovani rimase sconosciuta, fino al 18 maggio 2004, quando i carabinieri ritrovarono i loro corpi durante le indagini sull’omicidio di Mariangela Pezzotta. Il ritrovamento consentì di ricostruire il duplice omicidio e di far emergere le responsabilità dei membri del gruppo coinvolti nella vicenda.
Suicidio indotto di Andrea Bontade

Andrea Bontade, diciannovenne legato alle Bestie di Satana, sarebbe stato sottoposto a forti pressioni da parte degli altri membri dopo non essersi presentato sul luogo dell’omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino nel gennaio 1998. Secondo le ricostruzioni, il gruppo avrebbe tentato in più occasioni di indurlo al suicidio, somministrandogli sostanze stupefacenti e sottoponendolo a intimidazioni. In una delle circostanze, gli sarebbe stato rivolto un ultimatum: «Se non lo fai tu lo facciamo noi». Il 21 settembre 1998, dopo una serata trascorsa con alcuni componenti del gruppo, durante la quale aveva consumato alcol e sostanze stupefacenti, Bontade si mise alla guida della propria Fiat Punto e si schiantò ad alta velocità contro un muro, morendo sul colpo. La sua morte si inserisce nella tragica vicenda delle Bestie di Satana, segnata da violenze, intimidazioni e decessi che sarebbero stati successivamente oggetto di indagini giudiziarie.
Omicidio di Mariangela Pezzotta

Il 1° gennaio 2004, Andrea Volpe ricevette da Nicola Sapone l’ordine di uccidere Mariangela Pezzotta, sua ex fidanzata, ritenuta a conoscenza di importanti dettagli sulla scomparsa di Fabio Tollis e Chiara Marino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Sapone gli concesse un mese per portare a termine il delitto. Con il pretesto di recuperare una videocassetta, Volpe invitò Mariangela a cena in una baita a Golasecca. Durante la serata, dopo una violenta discussione, le sparò due colpi al volto, ferendola gravemente senza ucciderla. La sua attuale compagna, Elisabetta Ballarin, si trovava nella baita e, insieme a Volpe, contattò Sapone, che raggiunse il luogo e, secondo la ricostruzione accusatoria, colpì la donna con un badile, provocandone la morte. Il corpo venne sepolto nella serra adiacente allo chalet e furono impartite istruzioni per cancellare le tracce del delitto e disfarsi dell’automobile della vittima. In seguito, Ballarin tentò di far finire l’auto nel canale Villoresi, nei pressi di Somma Lombardo, ma perse il controllo del veicolo a causa delle condizioni psicofisiche alterate dall’assunzione di sostanze stupefacenti. Volpe, dopo averla seguita in macchina, chiese aiuto a una pattuglia dei carabinieri, sostenendo inizialmente che la coppia fosse stata aggredita da sconosciuti. Gli investigatori, tuttavia, notarono elementi incompatibili con il racconto e disposero il trasferimento dei due giovani in ospedale. Durante il ricovero, Ballarin pronunciò frasi confuse che facevano riferimento alla morte di una donna chiamata Mariangela, circostanza che attirò l’attenzione dei carabinieri e diede impulso agli accertamenti. Il giorno successivo, le forze dell’ordine ritrovarono il corpo di Pezzotta nella serra della baita. L’omicidio rappresentò una svolta decisiva nelle indagini sulle Bestie di Satana: gli elementi emersi contribuirono a far luce sulla scomparsa di Fabio Tollis e Chiara Marino e a ricostruire una vicenda criminale segnata da violenza, omertà e tentativi di occultamento.
Omicidio di Andrea Ballarin

Il caso di Andrea Ballarin, il giovane trovato impiccato il 7 gennaio 1999 a Somma Lombardo, è stato successivamente accostato alle vicende delle Bestie di Satana in seguito alle dichiarazioni di Andrea Volpe. Quest’ultimo chiese di essere interrogato dalla Procura e riferì che la morte del ragazzo non sarebbe stata un suicidio, bensì un omicidio al quale avrebbero partecipato, insieme a lui, Paolo Leoni e Nicola Sapone. Secondo il racconto di Volpe, il delitto sarebbe maturato in seguito a una precedente discussione tra Sapone e Ballarin. Leoni avrebbe minacciato il giovane con un machete, mentre Volpe e Sapone lo avrebbero legato, imbavagliato e rinchiuso nel bagagliaio di un’automobile. Una volta raggiunta la zona della scuola di Somma Lombardo, i tre avrebbero tentato di far passare la morte per suicidio. La confessione, tuttavia, presentava diverse incongruenze: gli accertamenti sul corpo non avrebbero evidenziato lesioni compatibili con una caduta e la difesa di Sapone produsse documentazione relativa a un viaggio a Cuba che, secondo quanto sostenuto dai legali, lo avrebbe collocato lontano dal luogo dei fatti nel periodo in questione. In seguito, Volpe ritrattò le proprie dichiarazioni, rendendo ancora più controversa la ricostruzione dell’accaduto. Mario Maccione, altro componente del gruppo, ha continuato a collegare la vicenda di Ballarin alle persone coinvolte nelle altre indagini. Più recentemente, attraverso il proprio canale YouTube, ha lanciato un appello per entrare in contatto con qualcuno che conoscesse il giovane all’epoca dei fatti. Il caso resta segnato da dichiarazioni contraddittorie e da interrogativi sulla dinamica della morte: le accuse contenute nella confessione di Volpe devono pertanto essere distinte dai fatti effettivamente accertati in sede giudiziaria.
La scomparsa di Christian Frigerio

Il 14 novembre 1996 Christian Frigerio, operaio edile di 23 anni residente a Carugate, scomparve mentre usciva in bicicletta, senza fare più ritorno a casa. Dopo gli arresti dei componenti delle Bestie di Satana, la sua vicenda tornò al centro dell’attenzione investigativa, nell’ambito delle ipotesi su possibili ulteriori vittime riconducibili al gruppo. La madre, Anna Lia Ferrarese, raccontò di aver notato sul corpo del figlio segni di bruciature di sigaretta e morsi, che riteneva simili a quelli riscontrati su Fabio Tollis, una delle vittime accertate della setta. La donna riferì inoltre che Christian aveva conosciuto Massimino Magni, noto in seguito con il soprannome di «Putiferium». La difesa di Magni contestò le accuse, sostenendo che quel soprannome non potesse essere collegato al periodo della scomparsa, poiché l’uomo non sarebbe ancora entrato in contatto con i membri del gruppo. Successivamente, Michele Tollis mostrò una fotografia scattata nel 1996 in cui suo figlio Fabio compariva insieme a Massimo Magni e Paolo Leoni. Anche due testimoni, intervistati a volto coperto, riferirono che Christian sarebbe entrato in contatto con una setta e avrebbe subito maltrattamenti; uno di loro sostenne che il giovane fosse stato ucciso e sepolto. Si trattava, tuttavia, di testimonianze che non portarono a una conferma giudiziaria del presunto coinvolgimento del gruppo. Nel 2008 Mario Maccione dichiarò in un’intervista che Frigerio sarebbe stato una delle vittime delle Bestie di Satana, ma in seguito ritrattò le proprie affermazioni. Le ricerche e gli scavi effettuati non permisero di trovare il corpo né di chiarire definitivamente la sorte del giovane. Anna Lia Ferrarese ha continuato a sostenere la necessità di approfondire l’eventuale collegamento tra la scomparsa del figlio e il gruppo, chiedendo che venisse fatta piena luce sulla vicenda. Il 29 giugno 2024, a Casale Monferrato, durante un incontro dedicato al caso delle Bestie di Satana, la donna ha preso parte a un momento di confronto sul caso. A distanza di anni, la scomparsa di Christian Frigerio resta una vicenda dolorosa, segnata da interrogativi irrisolti e dalla ricerca di risposte da parte della sua famiglia.
Le confessioni che svelarono gli omicidi

La svolta nelle indagini sulle Bestie di Satana arrivò dopo il ritrovamento del corpo di Mariangela Pezzotta. Dalla confessione di Andrea Volpe emerse che il giovane avrebbe agito sotto la minaccia di Nicola Sapone, il quale lo avrebbe ricattato prospettando conseguenze mortali anche per lui e per Elisabetta Ballarin qualora non avessero eliminato la vittima. In un primo momento, Volpe attribuì l’omicidio a una lite legata alla droga, mentre gli investigatori non presero inizialmente in considerazione l’ipotesi di un coinvolgimento del gruppo in rituali satanici. Parallelamente, Michele Tollis continuava da anni a cercare la verità sulla scomparsa del figlio Fabio, partecipando ripetutamente alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto? e contestando la versione secondo cui il ragazzo sarebbe fuggito in Spagna insieme a Chiara Marino. Quando venne a conoscenza dell’arresto di Volpe, Michele ipotizzò un possibile collegamento tra la scomparsa del figlio e l’omicidio di Mariangela Pezzotta. Durante gli interrogatori, Volpe decise infine di collaborare con gli inquirenti, confessando gli omicidi di Pezzotta, Chiara Marino e Fabio Tollis, oltre a riferire il proprio coinvolgimento nell’induzione al suicidio di Andrea Bontade. Le sue dichiarazioni rappresentarono un passaggio decisivo per ricostruire i delitti e fare luce sulla sorte dei giovani scomparsi, contribuendo a portare alla luce la gravità delle violenze commesse all’interno del gruppo.


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