Mercuzio & Fear e la puntata in cui avrei voluto tanto portarvi Obsession e invece no…

DI CECILIA ALFIER

Questa è la breve storia triste di come una conversazione casuale possa rovinarti la vita e convincerti a non lavarti più i denti.

“Ceci, ma ci vieni quest’anno all’Underground Cinefest del CineTeatro Baretti?”.

“Mi piacerebbe, ma questo weekend non esco la sera. Non è che si può recuperare qualcosa online?” (io devo imparare a non fare domande!).

“Mi informo stasera”.

Il giorno dopo il mio conoscente cinefilo mi scrive il link del Cinefest con il codice per la sottoscrizione.

I dati funzionano e parte lui, 1Cup & 2Brushes, 1tazza & 2spazzolini.

Dati, regista, anno, Paese non chiedetemi. Vi prego, fatevi le ricerche da soli che non ho la forza fisica. Il Paese dev’essere la Germania o uno di quei posti dove per dirti che ti vogliono bene sembra che ti vogliano investire con la macchina.

Cortometraggio indipendente, del genere “lo guardo per masochismo e con la curiosità di un incidente stradale”.

Si vede la tizia uguale uguale alla versione perfetta di The Substance che si lava i denti (le due opere sono uscite nello stesso periodo, quindi probabilmente non si sono influenzate a vicenda, ma l’estetica è simile). La famosa scena dello specchio, già citata in tempi non sospetti in questa rubrica, gli fa una pippa a questo cortometraggio. Non ci crederete mai, ma le analogie con La Sostanza si sprecano, compreso il conflitto con il misterioso alter ego, che cercherà di rovinarle la vita. Lo specchio, infatti, è circondato da post-it che ammoniscono il coprotagonista a non lasciare sporco, a non fare questo o quell’altro, correlati da insulti vari ed eventuali. Divieti che il coinquilino puntualmente ignora.

(Una scena del film “The Substance”)

La trama viene subito scossa da un colpo di scena: la tipa perfetta si ritrova a dover cambiare il suo spazzolino, disgraziatamente messo nello stesso bicchiere del poveraccio che vive a casa sua. Ora i più navigati di voi avranno già capito dove voglio andare a parare, ma insomma non sapete fino a dove.

Un minuto di montaggio alternato, sempre in bagno, fra lei (luci accese e tutto immacolato) e lui che devasta il bagno, come solo un maschio primate potrebbe fare (lo spiega molto bene Zerocalcare in una scena di Due Spicci). Quando scopre quello che noi già sappiamo, cioè di aver usato lo spazzolino del suo parassita, ti aspetti un crollo totale, pensi: questa si terminerà l’esistenza. Invece no, scrive un biglietto accusatorio “Hai usato il mio spazzolino, cretino!” e lo scarabocchia, per poi piazzarlo al centro dello specchio. Infine, vedendo che i suoi avvertimenti non sono mai serviti, cambia strategia e sostituisce le setole dello spazzolino con… altro di femminile, che lei ha in dotazione. Lui risponde, mettendo secrezioni maschili nel tubetto del dentifricio, che veramente la scena della pesca di Chiamami Col Tuo Nome vi sembrerà una cosa da nulla in confronto. Potrete tornare a mangiare pesche, rigorosamente senza lavarvi i denti dopo. Insomma, vi è un’escalation di scherzi in stile Amélie (quando lei trova la chiave della casa del fruttivendolo stronzo), ma in una versione decisamente meno edulcorata. Scopriamo nel frattempo che la protagonista è un’autrice per la prima infanzia e il suo libro Ratta-Cacca è un successone, ma io non lo leggerei ai miei figli, nipoti, bimbi vari. Perché è la storia di due ratte femmine che si fanno i dispetti, seguendo quasi lo stesso copione di quello che stiamo guardando. Ad un certo punto i due personaggi veri (ammesso che ci siano personaggi veri) si fanno addirittura male a vicenda con trappole per topi.

(La pesca!!!)

Esausta, e non riuscendo nemmeno a liberarsi dell’intruso, lo uccide infilzandolo con lo spazzolino. A quel punto, avevo talmente voglia di non proseguire la mia esistenza che ho provato a pugnalarmi con lo spazzolino (ovviamente quello manuale, con l’elettrico non provateci). Spoiler: non funziona. Questa morte mi stonava tanto con il resto, perché gli altri dispetti erano schifosi, sanguinosi, sessualmente espliciti, splatter, ma tutti rispettavano le leggi della fisica ed erano riproducibili a casa, anche se sinceramente lo sconsiglio perché poi il bagno rimane impossibile da pulire. Ma ho una teoria per spiegarmi ciò, ci arrivo tra poco.

Coinquilino antipatico: così tenero che si taglia con uno spazzolino (e rimane rannicchiato nel suo sangue, in posizione fetale nella vasca da bagno). Qui, c’è un piccolo particolare che non vi ho detto, che lo spettatore sa da subito, ma la protagonista no, fino alla fine: non è stato lui per tutto il tempo a usare lo spazzolino di lei, ma il contrario, perché all’inizio, per una disattenzione di lei, lo spazzolino di lei è finito nel cestino.

L’intrusa è lei! Raggelata da questa consapevolezza, la tizia chiama la polizia, dicendo: “Ho ucciso la mia ratta!”. Ma la polizia, che non ha letto il libro, non capisce, quindi lei si vede costretta a specificare: “Ho ucciso la mia coinquilina Hannah, senza nessun motivo”.

E finisce così, lasciandoti con troppe domande e con la sensazione di amaro in bocca, che non ti leverai più, avendo ormai schifo di lavarti i denti.

Teorie assolutamente non richieste.

Allora, la cosa che viene naturale da pensare è che il personaggio di lui sia in realtà una persona trans o che abbia una disforia di genere. Questo potrebbe essere, ma io non penso che sia così, perché non c’è nessun indizio del fatto che il personaggio sia a disagio con l’essere un maschio (premesso che io non sono transgender, quindi parlo solo per quello che si vede). E poi tutti i post-it della protagonista hanno la desinenza al maschile (potrebbe essere benissimo un problema dei sottotitoli in italiano, perché questi biglietti sono scritti in una lingua di cui non conosco il funzionamento grammaticale). Potete pensare che magari la protagonista lo faccia per sfregio, non riconoscendo l’identità di genere della persona che vive con lei e che lei odia. Ma anche qui, è illogico, perché lei con la polizia usa il nome Hannah e la desinenza femminile, dimostrando di aver riconosciuto il genere della vittima, mentre le persone transfobiche lo rimangono anche dopo la morte della persona trans. Ci sono addirittura genitori che si rifiutano di cambiare l’epigrafe sulla tomba dei propri figli.

No, io ho due teorie su quest’uso del femminile con la polizia, due teorie che potrebbero anche convivere e l’una completare l’altra. La prima è che la protagonista abbia perso completamente il contatto con la realtà e stia rifacendo ciò che è scritto sul suo libro. Nel suo libro le due ratte erano entrambe femmine, quindi è naturale, per la trama, che la vittima sia femmina.

La seconda teoria è che tutto sia una sorta di Fight Club, ovvero che i due personaggi siano in verità uno solo con la doppia personalità. Penso che lui, il coinquilino dispettoso, potrebbe non esistere come persona fisica. Lei esiste, perché la vediamo interagire con l’esterno: c’è la presentazione del suo libro, il capo (presumo l’editore) le scrive. Mentre lui non esiste, se non di notte, in quel dannatissimo bagno. La sua esistenza solo come doppia personalità è supportata dai continui rimandi a The Substance. Il coinquilino maleducato potrebbe rappresentare la disforia di genere della protagonista, quella parte maschile di sé che lei non ha mai accettato e che, quindi, la tormenta e le rovina la vita. La sua non-esistenza potrebbe spiegare la facilità con cui si può uccidere con un oggetto non pericoloso; e sarebbe giustificata la sua posizione di morte che equivale a quella del parto, quando il bambino non è ancora stato pulito. Infatti, ucciderlo sembra l’unico modo per liberarsene, perché né lui né lei se ne vanno nemmeno dopo la cessazione forzata del contratto d’affitto. Ma la protagonista non è affatto felice di essersi liberata dell’intruso e, anzi, da quel delitto vivrà una vita a metà, avendo rinnegato la sua identità.

(Fight Club)

Ciò si sposa bene con la perdita di contatto con la realtà della prima teoria.

Oppure, è solo il cortometraggio splatter di due che non si sopportano. Insomma, fate voi.

Vorrei chiudere con una parola per il mio conoscente cinefilo: la prossima volta che ti chiedo di recuperare qualcosa online, per favore fatti un carretto di affari tuoi. E tanti ringraziamenti.

Sempre vostra,

La Gagliarda

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