Le allegre comari di Windsor: Onore al Disonore!

DI ALBERTO GROMETTO

A che diamine serve l’Onore? Non ci mangi con l’Onore, non è qualcosa con cui puoi cibarti o coprirti dal freddo e dalle intemperie, non lo puoi vendere, né tantomeno barattare. Forse che dormi meglio se hai l’Onore? Bah! La vera verità è che l’Onore non ha una ricaduta pratica, né un’utilità di qualsiasi tipo. Forse è pure perfino noioso.

Essere donne e uomini d’onore potrà anche rendervi una persona migliore, ma di sicuro non vi farà avere una vita migliore. E poi siamo proprio sicuri che essere persone migliori sia la cosa migliore?

Io credo di averlo detto, ridetto, ripetuto a non finire e a perdifiato e a tutto andare in ogni dove, in lungo e in largo, ma lo ribadisco un’ennesima volta: IO AMO WILLIAM SHAKESPEARE. Se penso ai Miei Maestri, io penso a Lui. Per me è più che un autore, è un parente: io lo chiamo “Lo Zio Billy”. Già, io lo sento così vicino a me perché Lui mi è vicino per davvero, vicino a tutti Noi: quasi nessun altro autore – che sia di Teatro o Cinema oppure di tipo letterario – ha la capacità tutta shakespeariana probabilmente eterna e immortale e inscalfibile di parlare dei nostri tempi, di quello che ci succede adesso nella nostra attualità d’ogni giorno, di Noi Umani in quanto Umani. Quello di cui lo Zio Billy parla non passerà mai di moda, non segue un trend che nasce e muore, che sboccia e ha una sua vita per poi appassire, no proprio no! Lui parla di Umani e non importa un fico secco se questi Umani sono vissuti durante il regno di Elisabetta I sul finire del Cinquecento o se invece indossano jeans e maglietta tenendo stretti a sé il loro smartphone: gli Umani sono sempre Umani, non cambiano mai, quello che li rende Umani ancora c’è. E so bene che al giorno d’oggi, ogni giorno più del precedente, sembra di vivere in una realtà sempre più disumana, non c’è limite al peggio, ma io son convinto che l’Umanità che esiste da sempre esisterà sempre e per sempre. Voglio avere Fede in questo. E fino a quando continuerà ad esistere, cose come l’Arte e la Cultura e la Bellezza e in linea generale il Teatro esisteranno per sempre.

(Insieme a MATTEO FEDERICI, che il Comitato di Redazione ringrazia calorosamente)

Ecco, «LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR» non è da meno in tal senso: parla a Noi, di Noi. Messa in scena la prima volta quasi un mezzo millennio fa, ancora oggi ci parla, racconta chi siamo, come diavolo siamo fatti. E lo fa in una maniera così divertente, spassosa, comica, allegra, arguta, gustosa, spensierata, ridanciana, buffa, esilarante: da tenersi la pancia da quanto si ride! Ed entrambe le cose – il fatto che parli ancora oggi di Noi oggi e che debba far sganasciare – lo hanno capito benissimo i nostri stimatissimi e amatissimi amici del TEATRO STABILE DI TORINO – TEATRO NAZIONALE, alla cui produzione tenutasi in scena in quella fiabesca e insieme regale cornice che è IL TEATRO CARIGNANO proprio non potevamo non presenziare! Si sa, quando arriva l’estate torna anche l’iniziativa “PRATO INGLESE”, oramai una tradizione annuale dello Stabile dedicata a Shakespeare e a cui il sottoscritto – in quanto dichiarato eterno shakespeariano – non potrà mai mancare! E quest’opera è fra le commedie più comiche mai uscite dalla piuma del Grande Bardo. La sua regista, di cui in passato abbiamo già potuto apprezzare enormemente le incredibili sue doti in qualità pure di interprete attoriale, – MARTA CORTELLAZZO WIEL – ha saputo catturare come solo i Grandi sanno fare l’essenza stessa dell’opera shakesperiana: Risate e Umanità. 

(Insieme a MARTA PIZZIGALLO, che il Comitato di Redazione ringrazia calorosamente)

E qui torniamo al discorso dell’Onore, un tema attuale ieri come oggi, e che potenzialmente gode di un’attualità eterna: siamo veramente certi che l’Onore sia la cosa migliore possibile per Noi Esseri Umani? Soprattutto… fa ridere?

Una vicenda scritta sul finire del Cinquecento, inscenata come fosse ambientata nell’Inghilterra post-Seconda Guerra Mondiale del boom economico, rappresentata negli anni Venti del 21esimo secolo. Ma non importa si guardi a Ieri oppure ad Oggi: al nostro sguardo si schiude la stessa ugualmente ridicola, buffa e disonorevole galleria umana. Siamo nella calma, molto calma, calmissima (L’HO GIÀ DETTO “CALMA”?), piatta, tranquilla, serena (la serenità è sopravvalutata) Windsor, per quanto potrebbe essere un qualunque altro luogo tranquillo come ce ne sono tanti. Mogli e mariti, ricchi e a corto di qualsivoglia desiderio o ambizione che non sia dare feste o tentare di maritare la figlia a questo e quell’altro pretendente, vivono la vita. Da notare: non la cavalcano, o nemmeno ci fanno chissà cosa con questa vita. Semplicemente la vivono. Ma caso diverso è quello del generale generalissimo John Falstaff, personaggio monumentale reso iconico da quell’interprete di straordinaria bravura che è lo strepitoso MICHELE SCHIANO DI COLA, il quale – in stato di grazia – ci fa dono di una sensazionale performance da urlo che rientra di buon diritto fra le ragioni per cui non ci scorderemo mai di quella indimenticabile serata. 

Lui non è ricco, non è a corto di desideri e ambizioni, e manco sembrerebbe essere un vero generale a dirla tutta. Però si ritrova lì, tra quei tranquilloni, e subito l’idea chiara gli si palesa in testa: fregarli! In che modo? Rimorchiando due donne sposate! So cosa potreste pensare in questo momento: ma come? Shakespeare ha davvero scritto questa roba qua? Lui che canta dei grandi sentimenti degli innamorati più innamorati della storia, di sovrani assetati di potere, di guerre fratricide grondanti sangue, a questo giro molla tutti questi virtuosi personaggi d’una nobiltà e una tragica grandezza quasi statuarie… per parlare di un povero diavolo ingannatore che come missione di vita si prefigge l’obiettivo di raggirare quattro barbosi ricconi con lo scopo di spillargli soldi a palate? Che non combatte battaglie ma che si dedica alla sottile arte della seduzione, proprio lui che è l’inetto meno adatto possibile? Se contate il fatto che quel cretino di John Falstaff manco ci riesce in questa sua “gloriosissima” impresa da quattro soldi avrete il quadro completo! 

(Insieme a MICHELE SCHIANO DI COLA, che il Comitato di Redazione ringrazia calorosamente)

Scenografia e costumi sono atti a restituirci il kitsch pacchiano borghese del periodo storico di cui sopra fatto di piscine rilassanti e motel di dubbio gusto, la Terra d’Albione degli anni ’60 postbellici, l’utilizzo attento e scrupoloso e meticoloso di spazi e strutture sul palcoscenico rasenta livelli di genialità inaudita a livello visivo e narrativo, e poi il cast… MA CHE CAST! Ogni interprete, nessuno escluso, merita un’ovazione a parte. Oltre al già citato interprete di Falstaff, applausi fragorosi vadano alle due coppie di coniugi al centro del raggiro dell’imbroglione, i quali finiranno invece per imbrogliarlo! O meglio: non proprio “finiranno”… quasi da subito, fin dall’inizio, si faranno beffe di lui. Da una parte abbiamo la coppia dei Ford. La stratosferica MARTA PIZZIGALLO ha un incredibile talento eccezionale nel restituirci il comico ritratto esilarantissimo di questa donna annoiata dalla vita che magari quasi quasi l’avrebbe anche tradito il marito se non fosse che l’inganno emerge da subito. Ma meglio così alla fine, poiché nel render pan per focaccia a quel panino burino di Falstaff trova una linfa nuova ed un’energia tutta diversa che la fanno sentire di nuovo viva! Il di lei marito è impersonato da una meraviglia d’interprete quale LORENZO BARTOLI, fenomenale nel mentre che recita sul palco la parte del noioso marito annoiato un po’ orso della donna annoiata, che non vorrebbe mai dar feste fosse per lui dato che odia la gente, che teme gli rubino l’argenteria, ma che nel momento in cui casca nell’equivoco di credere che sia un cornuto s’inalbera, tira fuori una passione che non si credeva potesse avere, mette in scena inganni complessi e finisce per fare una figura barbina! Se i Ford sono il classico esempio di coppia di coniugi che sembra mal sopportarsi, i Page invece rappresentano l’opposto: la moglie e il marito che si divertono a fare la parte della moglie e del marito ancora innamoratissimi, che si scambiano bacini a distanza, appassionatissimi… specie poi se si tratta di battibeccare e litigare sull’uomo a cui dovrebbe andare la figlia! Lei è la divina e sublime STEFANIA MEDRI, straordinaria nel mentre che tratteggia il ritratto di una stupida ochetta indispettita dalle avances erotiche di un porco maiale rimbecillito ma che si divertirà come una matta a cuocerlo a puntino nel suo brodo. Lui è il formidabile e fantastico MARCELLO SPINETTA, unico nel mentre che ci mostra quest’uomo presissimo dai suoi disegni e propositi. Completano il cast la ribelle figlia dei Page, interpretata da un’ottima ANNA MANELLA veramente favolosa. I suoi due grotteschi pretendenti, uno più sciocco e miserrimo dell’altro: da una parte il partito sostenuto dal padre e impersonato da un MATTEO FEDERICI leggendario nel divenire un piccolo omuncolo balbettante insicuro di tutto, dall’altra il candidato appoggiato dalla madre e portato in scena da un JOZEF GJURA che strabilia e incanta nel ruolo di questo stoccafisso di dottore bell’imbusto sempre accigliato e che fa il duro. E c’è ovviamente il giovane che lei ama davvero, rappresentato dal grandissimo IACOPO FERRO. C’è poi la mitica Madama Quickly della mitica CELESTE GUGLIANDOLO, che non poteva convincerci maggiormente in questo ruolo. Trattasi del solo personaggio dell’opera che conosce realmente i retroscena dietro ogni inganno, e che dà una mano là dove serve. Ultimi, ma non per importanza, quei due talenti sconfinati che sono CHRISTIAN DI FILIPPO e TERESA CASTELLO: inequirapabili e ineguagliabili nel mentre che diventano “il Gatto e la Volpe” della storia, due ladruncoli truffatori non a caso portati in quel posto da Falstaff in origine e che sono uno dei motori comici del dipanarsi dell’intera azione.

Una miserabile storia di inganni e raggiri e imbrogli che vede un miserabile raggiratore incapace raggirato dai miserabili incapaci che voleva raggirare: c’è forse qualcosa di anche solo lontanamente onorevole nel voler raccontare una disonorevole vicenda che di onorevole non ha proprio niente? Assolutamente no, ma forse c’è qualcosa di giusto! Perché sì, John Falstaff sarà un bugiardo cialtrone, un idiota d’imbroglione, un lestofante privo di morale, un incallito parassita senza scrupoli, un ridicolo truffaldino furbacchione buono solo a fare la figura dello stupido scemo, uno sciocco egoista schifoso che… che non può che starci subito simpatico, farci ridere, apprezzare ancora di più la vita che abbiamo! Già, proprio così, la calma calmissima noiosa vita che ci ritroviamo a vivere. Quel ridicolo rintronato è così pessimo, così obbrobrioso, così laido che non può che conquistare il nostro affetto nell’immediato, finiamo per innamorarci delle sue vicenda, per amare le stupidate che fa e che mai gli riusciranno! Anche Noi insieme a Miss Ford e Miss Page ci divertiamo come matti a prenderlo in giro, farci beffe di lui, vederlo umiliato e ingannato e raggirato una volta di più! E proprio come loro due, non smetteremmo mai di farlo. Ci ha reso forse migliori il ridere sguaiatamente di quell’idiota? No, questo no, ma ci ha fatto stare meglio! Lo stesso Falstaff racconterà all’inizio dello spettacolo come lui abbia visto uomini d’onore diventare vigliacchi e codardi e arrendevoli in periodo di guerra. 

Non che sia sbagliato essere onorevoli persone degne d’onore… ma forse non è proprio neanche tutta questa gran cosa, vero? Forse sono proprio i ridicoli, i cialtroni, i miserabili quelli che se la passano meglio, coloro che possono davvero fare la differenza, quelli che anche se solo ci strappassero una risata comunque sarebbe una risata di più strappata in questa vita. Quelli che magari possono davvero vincere una guerra. O meglio ancora, che di guerre ne abbiamo abbastanza: quelli che possono vincere la Vita. Coloro di cui ci ricorderemo per sempre.

Non ci scorderemo mai di John Falstaff e dei suoi inganni falliti. Ogni volta che penseremo a quella serata, ricorderemo le sue finte lettere piene d’amore strabordante inviate alle due Miss… e perfettamente identiche l’una all’altra! Rammenteremo quando si infilò in una cesta piena di sozzi panni sporchi così luridi da trafiggere qualsiasi naso! Non dimenticheremo quando dopo, in quello squallore che era il suo motel si aggirava in mutande infreddolito dopo esser stato gettato nel fiume. Ne siamo usciti forse migliori? No, ma chissenefrega! Quello che conta è che si è stati bene davvero. Che male c’è nella risata, anche quella dopo la quale non potrai dirti una persona migliore? Shakespeare questo lo aveva già capito, e sarebbe bene non dimenticarcene anche Noi. Questo magnifico e indimenticabile spettacolo memorabile rappresenta la rivincita dei vergognosi, il ritorno di Cultura e Divertimento vissuti come un unicum e che giammai dovrebbero essere scissi, porta infine onore al disonore! Perché tutti quanti vorremmo essere forti come Ercole o belli come Adone. Ma quelli di cui ci ricordiamo con più affetto e di cui raccontiamo con più gioia sono proprio i ridicoli John Falstaff, che non hanno alcun tipo d’onore, ma che sono uno dei motivi per cui è bello vivere la vita. Cavalcandola. Vivendola fino in fondo.

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