DI PIETRO BERRUTO
Che accadrà il 12 Ottobre? Una domanda misteriosa, inquietante, vaga, che ci viene posta come se noi sapessimo già la risposta, la quale però ci viene offerta da Dino Buzzati nella sua raccolta di racconti Le notti difficili, pubblicata nel 1971. L’autore bellunese qui presenta un panorama… ordinario, spaventosamente ordinario: il professor Luigi Splitteri, il 12 ottobre, tarda sera, ucciderà una mosca che lo starà disturbando durante la lettura di un libro. Situazione normale, a chi non è mai successo? Buzzati, come i connoisseurs dell’autore sapranno, però, ha un modus operandi specifico, perché ama nascondere nell’ordinario lo straordinario, il quotidiano nel bizzarro, il divino (o demoniaco) nell’umano. Quindi la situazione non è quella che sembra.

Facciamo perciò un movimento induttivo, allontanandoci da questo salotto, spostiamoci nel grande cosmo, che tutto contiene, l’universo pieno di pianeti, di stelle e di altri corpi celesti… e ci vedremo noi dentro, microscopici sul nostro pianeta. Andiamo ancora un po’ indietro, oltre la Via Lattea, fuori da ciò che noi conosciamo e capiremo di essere dentro un atomo, piccolino, il quale è (o contiene) l’universo; e quest’atomo ha anch’esso un mondo che lo circonda, con sicuramente un numero enorme di bizzarrie e peculiarità. Obietta Buzzati: le galassie e le particelle atomiche si somigliano, essendo composte da nuclei e da satelliti (non sapendo che si tratta solo di un’immagine semplificata presa da dei libri di testo di scienze, ma noi lettori perdoniamo Buzzati) e quindi sono la stessa cosa. Ogni atomo è un universo e ogni universo è dentro un atomo. Quindi ritorniamo da Splitteri che sta scacciando la mosca con una rivista arrotolata, pronto a porre fine alla sua breve vita; il dittero vola, non ci viene detto cosa pensi (o se pensi in generale), però c’è ed è una creatura vivente. Facendo zoom sulla sua zampa, lo zoom più potente che esista, scopriamo una meraviglia, un mistero ultraterreno, un… atomo. Un altro atomo, come ce ne sono tanti nell’infinitamente grande e infinitesimamente piccolo multiverso (Buzzati non usa questo termine improprio, ma da un punto di vista tecnico si tratta di quello, perciò perdonate anche me, cari lettori, per una mia libertà nell’uso della terminologia), ma che questa volta contiene di nuovo una Terra abitata dagli umani.
Nella cosmologia buzzatiana, dobbiamo immaginarci un sistema di probabilità dettate da forze innominate e incoscienti naturali: da quelle dipende tutto e non si può pretendere di poterle capire. Le scelte, gli eventi, il caos… hanno dettato che gli umani, che altrimenti amano pensare di essere il centro del mondo, non sono che una rarità assoluta, quasi impossibile da realizzare naturalmente, tant’è che i mondi che hanno visto il regno degli uomini nascere dentro di loro sono solo due. In uno vive Luigi Splitteri e l’altro è contenuto dentro l’atomo sulla zampa della mosca, identico al primo. Pianeta A e pianeta Z, differenziati solo dalle dimensioni e dal fatto che la “mosca-Z”, anche lei pronta a essere uccisa da uno “Splitteri-Z”, non porta una terza Terra con sé sulla zampina. Quindi sono solo due, in assoluto. Buzzati qui si concede delle battute, degli scherzi:
Nasceranno i batteri, le amebe, i tardigradi, i celenterati, gli insetti, i rettili, i mammiferi, le balene, gli elefanti, i cavalli, le scimmie parlanti, perfino i cani boxer che sono tra le invenzioni più felici del creato. Ma l’uomo no.1
Ancora viene proposto un ordine preciso, miracoloso, che elenca una gerarchia evolutiva che alla fine ci porta, in soli due casi, l’Uomo. Il vertice della creazione. Di fronte alla grandezza dell’Universo l’Uomo cosa dovrebbe pensare dell’essere così raro? Cosa dovrebbe dire del suo primato? Dovrebbe esserne felice?
Splitteri-A deve uccidere la mosca-A, non sapendo di condannare il pianeta Z. Deve, perché la sua lettura non venga disturbata ulteriormente. Può lui sapere che così facendo distruggerà un universo? No, come potrebbe. È colpa sua, però? Assolutamente. Un super-genocidio, qualcosa di inaudito nel grande schema delle cose sta per avvenire, l’Uomo sta per dimezzare la sua popolazione multiversale per l’eternità: non ci saranno altri umani, mai più. Tutto perché un tizio non è riuscito a fare a meno di uccidere un insetto innocente.
Non è strano che Buzzati sfrutti un animale così insignificante per narrare eventi del genere: si pensi a Lo scarafaggio o a I reziarii, dove la morte di un paio di creaturine sembra evocare una forza soprannaturale ed esoterica sulla Terra, e la colpa è sempre degli umani che le hanno uccise, non sapendo di giocare con qualcosa di più grande di loro. Anche dietro alla più misera creatura naturale e non senziente, si nasconde un mistero più grande, perlopiù inaccessibile. Si tratta di Dio, ci si potrebbe chiedere: Buzzati era ateo, ma un sentimento di spiritualità, di chiamata verso qualcosa di superiore c’è ed è proprio qui, nascosto dalla zampa di una mosca. “L’essenziale è invisibile agli occhi” è una citazione da Il piccolo principe, il classico per ragazzi di Antoine de Saint-Exupéry, ma qui possiamo trovarne una variante, più sottile, meno ottimista, più cruda, ma non meno vera, che si può riassumere così:
“L’incredibile è sotto gli occhi di tutti, solo che non riusciamo a vederlo”.

Ma qui, in Che accadrà, la differenza enorme è che il “protagonista”, il professor Splitteri, non viene punito per il suo crimine, come invece accade in racconti simili, una stranezza peculiare di questa storia. In cauda venenum, il giornalista del Corriere chiude con una riflessione, rigirando la storia: il lettore su quale dei due pianeti si trova? Chi legge viene ora coinvolto, conoscendo la storia completa, ma allo stesso tempo incapace di conoscere la verità o di fare qualsiasi cosa per risolvere la questione: non si può più allontanare dalla storia girando la pagina e passando alla prossima novella, ora fa parte della narrativa, è coinvolto. Ancora una volta Buzzati sottolinea, intelligentemente: gli umani non capiscono, credono di essere potenti, di poter dominare quello che vogliono, ma non possono, sono soggetti alla fine come tutto il resto. Quindi ora non rimane solo la paura e l’attesa della fine, che poi sono la stessa cosa. Sappiamo ora cosa accadrà il 12 Ottobre, però… siamo sul pianeta A o sul pianeta Z? Non possiamo pensare di essere al sicuro, potremmo autodistruggerci in un momento. Termina Dino Buzzati:
Il dilemma è grave. Eppure, non possiamo risolverlo. Ci è rigorosamente negato di capire se viviamo in un mondo o nell’altro. Per saperlo, dobbiamo aspettare il 12 ottobre.2
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