DI FRANCESCA SPINA
Benvenuti a “Le pergamene incantate di Francesca la Maga”: la magica rubrica che la più magica delle Mercuziane sceglie di dedicare alla magica meraviglia dell’incanto della creazione artistico-narrativa attraverso la quale si può partendo dal niente arrivare a creare, forgiare, portare in vita – come per mezzo di una magia – personaggi fantastici che prima esistevano solo nel suo immaginario e renderli veri, autentici, reali, tangibili, esistenti davanti ai nostri stessi increduli occhi… in che modo? Unendo l’Amore per lo Storytelling e la Narrativa all’Arte del confezionare illustrazioni realizzate interamente attraverso l’ausilio della tavoletta grafica e vere al 100% (NIENTE intelligenza artificiale in questo caso, ma solo tanto lavoro e tanto impegno e soprattutto tanta passione), la Magica Francesca la Maga rende quelle fiabe realtà e la realtà fiaba, recando nuova Bellezza in questo Mondo, il quale riteniamo abbia bisogno come non mai di essere più bello.

Nel cuore della Sala delle Volute, sotto archi gotici e candelabri sospesi, la principessa Althea indossava il suo abito cremisi, ricamato con rose di rubino e fili d’oro. La corona scintillava come un frammento di stella caduta, e il suo sguardo era più tagliente di qualsiasi lama.
Davanti a lei, il Consiglio dei Nove attendeva la sua decisione. Il regno era sull’orlo della guerra, e solo il potere antico della Rosa Cremisi poteva fermare l’ombra che avanzava dal Nord.
Althea avanzò, il suono dei suoi passi echeggiava come tamburi di battaglia. Estrasse dal petto il medaglione incantato, lo stesso che sua madre le aveva donato prima di morire, e lo sollevò verso la luce.
«Io, Althea di Lyrion, figlia del sangue e della luna, giuro di custodire la Rosa Cremisi. Che il mio cuore bruci, se mai tradirò questo giuramento».
Il medaglione si aprì, rivelando un frammento di fiamma viva. La magia si diffuse nella sala, avvolgendo ogni presente in un calore antico, come se il sole stesso avesse benedetto quel momento.
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🌙 Epilogo: La Rosa che non Appassisce
Molti anni dopo, quando le guerre furono solo sussurri nei corridoi del tempo, Althea sedeva nel Giardino delle Lune, il suo abito cremisi ormai sbiadito dal tempo, ma ancora intatto nei ricami.
La Rosa Cremisi, piantata al centro del giardino, non era mai appassita. I petali brillavano come rubini sotto la luce lunare, e il vento portava con sé il profumo della promessa mantenuta.
Althea scriveva le sue memorie su pergamene d’argento, raccontando di battaglie vinte, di alleanze forgiate nel fuoco, e di un amore che non aveva mai cercato, ma che l’aveva trovata tra le spine.
Quando chiuse l’ultima pagina, si alzò e camminò verso la rosa. La toccò con dita tremanti, e la magia la riconobbe. Un bagliore la avvolse, e il suo corpo si dissolse in petali cremisi, sparsi nel vento.
Da quel giorno, ogni primavera, una rosa identica sbocciava nel giardino. Nessuno osava coglierla. Era il segno che Althea vegliava ancora, custode eterna del giuramento che aveva salvato il regno.
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