DI SARA MORENA
Buon pomeriggio a tutti, bentornati a Side by Side. Oggi vi raccontiamo del terzo lungometraggio animato in digitale della Pixar. Un film del 1999, stiamo parlando di Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa. Quando si pensa alla Pixar, non si può evitare di pensare a Toy Story, che è il film che ha aperto le porte dell’animazione in CGI e che oggi è un franchise. Con questo sequel i nostri cari amici tornano e ci portano alla scoperta del mondo dei giocattoli di fronte ai primi accenni di crescita del bambino.

Tutti i bambini crescono, e proprio perché crescono, prima o poi superano la fase del gioco, oppure s’interessano ad altri tipi di gioco. E che cosa succede ai loro fedeli compagni, allora? Vengono venduti, oppure buttati, o riciclati. Queste sono alcune delle cose che succedono spesso. E lo stesso protagonista, Woody, si ritrova a dover affrontare questa evenienza. Quando il padroncino Andy parte per il campo estivo, accidentalmente rompe un braccio al suo giocattolo preferito, e la madre mette il cowboy sullo scaffale dei giocattoli non più usati, dove incontra il pinguino Wheezy, che viene messo in vendita al mercato delle pulci. Nel tentativo di salvare il compagno, Woody viene accidentalmente raccolto da un nerd che lo porta a casa sua. E qui conosce la cowgirl Jessie, il cercatore d’oro Stinky Pete e il cavallo Bullseye, anche loro giocattoli, e non giocattoli qualsiasi. Loro sono pezzi di una collezione di cui fa parte anche Woody, il quale in passato è stato protagonista nella veste di burattino in una serie televisiva. I suoi nuovi compagni sognano di essere messi in vetrina per essere ammirati come pezzi di un museo, per non essere buttati via, e attendevano da tempo l’arrivo di Woody affinché il sogno si potesse realizzare. Tutto questo diventa motivo di tentazione per Woody, che teme di essere dimenticato da Andy, ma i suoi fidati amici gli ricorderanno l’importanza dell’amore per il padroncino.

Toy Story 2 fu il primo sequel animato a guadagnare più del film originale, e il primo a non deludere le aspettative. Con questo lungometraggio viene dato maggiore spazio ai personaggi secondari, e si offrono risposte ad alcune domande che forse molti spettatori si sono posti. Con il primo film abbiamo scoperto l’importanza di saper rispettare i propri giocattoli, ma al termine della visione, tornando alla realtà sapevamo che Andy prima o poi sarebbe cresciuto e gli adulti erano consapevoli di che fine fanno i giocattoli quando il bambino cresce. E allora dove andrebbe a finire tutto l’amore e la fedeltà di Andy nei confronti di quelli che sono stati i suoi compagni di avventure? Il sequel si propone di porre le basi per una risposta, che effettivamente vediamo meglio definita nel secondo seguito, ma di questo parleremo nei prossimi articoli.
Toy Story 2 ha ben due villain. Il primo è il collezionista Al, che raccoglie Woody da dove lo trova e non si fa nessuno scrupolo a portarselo via furtivamente, pur di usarlo per i suoi affari e venderlo come pezzo da collezione. Al rappresenta il vecchio stereotipo negativo e tradizionale del nerd, occhialuto, in sovrappeso e con una mente un po’ da infante, perché seppure adulto colleziona ancora giocattoli. Il nerd oggi viene visto come una persona intellettuale, eppure si mantengono ancora delle accezioni negative sulla sua figura, per cui viene dipinto come un sociopatico che vive in un proprio mondo fatato e/o utopistico, e che cerca di scimmiottare illustri figure della letteratura, dei fumetti o del cinema improvvisandosi lui stesso autore; oppure viene considerato come uno smidollato che si attiene alle regole e ha paura di trasgredirle, cercando di essere il/la bravo/a ragazzo/a, insomma il tipico secchione.

Il secondo villain è lo stesso Stinky Pete che, dopo aver cercato di persuadere Woody a lasciarsi vendere insieme a lui, Jessie e Bullseye, ostentando un atteggiamento da anziano saggio e comprensivo, cerca d’impedire al cowboy di tornare da Andy, rivelandosi come un vecchio scorbutico, malvagio ed egoista. Stinky ha sempre vissuto chiuso nella sua confezione, senza mai essere considerato dai bambini, e seppure Woody gli offra l’opportunità di diventare il giocattolo di Andy, il cercatore d’oro preferisce essere esposto piuttosto che avere per padrone un bambino che finirà di sicuro per dimenticarlo. Questo personaggio fa sì che il film abbia il suo colpo di scena, dato che i giovani spettatori, di fronte all’apparente benevolenza di Stinky, che sembra quasi un nonno, non si aspetterebbero mai che proprio lui abbia fatto di tutto per sabotare il tentativo di fuga del cowboy.
Altro aspetto che rende celebre il film è la gag divertente che menziona la famosa scena shock di Star Wars – L’impero colpisce ancora, dove un altro Buzz Lightyear, convinto anche lui di essere davvero uno space ranger come lo era stato il Buzz con cui Woody ha stretto amicizia, scopre che il malvagio Imperatore Zurg, il suo stesso nemico, è suo padre. Ed infine anche la maggior presenza di scene d’azione, in cui vediamo i personaggi fare delle vere mosse eroiche, come quando Woody aiuta Jessie a fuggire dall’aereo dondolandosi sulla propria stessa cordicella, oppure quando Buzz guida un’auto.

Toy Story 2 è senz’altro un capolavoro di animazione, non soltanto perché è uno dei pochi seguiti che si dimostrano all’altezza del primo film, ma anche perché viene maggiormente incontro agli spettatori, ripresentando il mondo dei giocattoli di fronte a delle reali questioni, alle quali gli autori sono arrivati chiedendosi che cosa potrebbe mai essere più brutto per un giocattolo, se avesse davvero un’anima.
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