Un uomo chiamato Otto

DI GIOSUE’ TEDESCHI

Un uomo chiamato Otto(dal titolo originale: A Man Called Otto) e in italiano “Non così vicino“, è un film su un uomo buono. 

Conosciamo Otto quando ha 63 anni e vive nella periferia di Pittsburgh; gli piace l’ordine, la correttezza, il fare le cose per bene, e vuole suicidarsi

(Il meraviglioso TOM HANKS nei panni di OTTO, e che è anche uno dei produttori del film)

Non capiamo da subito perché abbia preso questa decisione, anche se si rivela ben presto: ha perso la moglie. E allora? Solo perché ha perso la moglie ha forse un buon motivo per farla finita? All’inizio ero scettico, ho pensato sarebbe stato uno di quei film noiosi e depressi. Tutti pieni di inquadrature scure, luci basse, dettagli depressi. Eppure non è stato così, per mia grandissima fortuna.

Procedendo nella storia Otto tenta il suicidio varie volte, ma mai a caso. Ogni tentativo (be’, fallito ovviamente) è in risposta a qualcosa che gli succede. E ogni volta che ci prova noi speriamo sempre di più che fallisca di nuovo. Perché impariamo a conoscerlo meglio. Man mano che ci lascia entrare nei suoi ricordi e in quello che è stata la sua vita ci sentiamo sempre più vicini a lui. Vorremmo quasi prendere un aereo per Pittsburgh (città veramente suggestiva) e andare a consolarlo noi stessi. 

Poi però succede una cosa strana. A un certo punto siamo così immersi in ciò che sta vivendo, nel significato che hanno per lui le cose che gli capitano, che iniziamo a capirlo. Capita di pensare che forse sì, forse effettivamente non c’è nient’altro da fare. Forse, a conti fatti, non gli resta che suicidarsi. 

Ma proprio quando siamo seduti con lui nel punto più basso qualcosa ci salva. Non così sorprendentemente a dire il vero, questo qualcosa che ci salva è la comunità. Quella stessa comunità che non riusciva a sopportare Otto, per il suo indecente rispetto per le regole, perché era scorbutico e scontroso con tutti; quella stessa comunità a cui, a suo modo, Otto si era dedicato per tutta la vita, arriva quando ne ha bisogno. 

Arriva, tra le altre, nella forma di Marisol. Una trentenne messicana con due figli e un marito idiota. Una donna solare, calorosa ed energetica che fa di tutto per smuoverlo dalla sua immobilità. Nonostante le repliche e le porte in faccia riuscirà a convincerlo a farsi insegnare a guidare. A farlo aprire riguardo a sua moglie, alla sua vita, persino a fargli adottare un gatto

Malcolm è un’altra delle forme attraverso le quali la comunità restituisce ad Otto. Ora è cresciuto, ma al tempo era solo un allievo di sua moglie, quando ancora insegnava. Anzi, al tempo era un’allieva. Così a margine, senza far molto rumore, questo film tratta anche due importanti temi attuali. L’identificazione con un genere piuttosto che un altro, e l’accessibilità delle nostre città. La moglie di Otto era infatti finita su una sedia a rotelle a seguito di un incidente. La scarsa accessibilità della città aveva portato Otto ad accese discussioni col comitato di quartiere, motivo per cui ne è stato cacciato. 

Come può un uomo depresso e con tendenze suicide fare ancora così tanto per le persone intorno a lui? Penso che fino all’ultimo, e anche nei momenti stessi dei tentati suicidi, Otto fosse un uomo, non solo buono, ma anche molto innamorato. Di sua moglie, certo, ma anche delle persone. Con un altruismo esagerato non si è mai messo al primo posto e ogni volta che la situazione lo richiedeva si è adoperato per aiutare gli altri. Di qualunque cosa si trattasse non ha mai negato il suo aiuto. Certo aveva un forte senso del dovere, ma secondo me era l’amore a spingerlo nell’azione. Lui amava sua moglie più di ogni altra cosa, e da lei ha imparato ad amare gli altri. 

(Viva i micetti!)

Forse è un po’ esagerato scomodare un immortale quando si parla della periferia di Pittsburgh, ma qualcuno una volta disse: 

“L’amor che move il sole e l’altre stelle”.

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Il suicidio e la sua prevenzione sono uno dei temi più urgenti e importanti possibili. Ti invitiamo a leggere l’articolo scritto in merito premendo qua sopra.

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