La Mail Art ci insegna a lasciare andare

DI ANDREA CORDERO

Per quanto banale sia un’azione, se ripetuta spesso ingenera una sorta di intuizione estetica” scrive Haruki Murakami nella prefazione di L’arte di correre” (Einaudi, 2024), ripensando ai molteplici minuziosi gesti che precedono l’approccio alla corsa e la preparazione di una maratona. Che si tratti di allacciarsi le scarpe da allenamento o di radersi la barba, di prepararsi l’infuso di un tè piuttosto che di stringere un bullone della propria moto, qualunque azione può ambire a diventare parte integrante di un rituale estetico.
La reiterazione coglie le piccolezze del quotidiano e concede loro un significato più profondo. È questo che avviene nel corso della storia, all’alba di ogni grande rivoluzione culturale, al nascere di una nuova moda generazionale o sul fiorire di una nuova passione personale. Ma quando improvvisamente un gesto consueto cessa di essere tale e diventa obsoleto, quest’ultimo entra nella nostalgia del mito e diventa assoluto.

È all’incirca questa la sorte toccata alle comunicazioni postali, un tempo mezzo glorioso di connessione del mondo, oggi diventate un’icona del vintage e retaggio di pochi effimeri appassionati. Eppure nell’arte postale, oggi, sopravvive ancora quella ritualità dimenticata di cercare l’indirizzo perduto di un destinatario, di leccare un francobollo, di cercare una buca delle lettere, di attendere la risposta di un amico.

(Alcune opere di Mail Art dal padre dell’Arte Postale: RAY JOHNSON)

Movimento artistico che utilizza il servizio postale come mezzo di diffusione e libero scambio di opere d’arte, la Mail Art (o Arte Postale) divampa al di fuori dei circuiti ufficiali del mercato dell’arte, come fiere o gallerie, quando il mezzo postale è già più che diffuso in tutto il mondo da oltre un secolo. Siamo agli inizi degli anni ’60 quando l’artista americano Ray Johnson sviluppa il primo network di artisti postali, il New York Correspondence School.
Spedire una lettera smette così di essere un gesto solo intimo o privato: diventa una forma di espressione creativa, una modalità di comunicazione generazionale. È nel decennio successivo, grazie al contributo del movimento interdisciplinare Fluxus, che la Mail Art assumerà pienamente la sua natura di linguaggio artistico libero, partecipativo e democratico.

Democratico perché l’arte postale si fonda su un’etica profondamente egualitaria, in cui ogni contributo ha pari dignità, indipendentemente dalla tecnica, dallo stile o dalla notorietà dell’artista. Non esiste selezione, né giudizio: tutte le opere ricevute vengono accolte, documentate e spesso esposte o pubblicate, senza filtri né gerarchie. L’unico elemento di validazione dell’opera è l’affrancatura, ovvero la presenza di un timbro postale che attesti il viaggio da qualcuno verso qualcun altro. L’opera deve partire, andarsene via. Abbandonare l’artista.
Non sorprende che questo principio di inclusività radicale, capace di infrangere le logiche elitarie del mercato dell’arte, si sia consolidato proprio in una città come New York: metropoli cosmopolita per eccellenza, crocevia di culture e identità, capace di accogliere generazioni di migranti provenienti da ogni angolo del mondo e, al tempo stesso, di riconoscere come propri i loro figli, riunendoli sotto un’unica, complessa, dinamica identità urbana. 

Oggi è proprio nelle fibre di questa modalità di espressione silenziosa che le immagini della comunicazione postale continuano a vivere come rituali estetici. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri, prezzi e cifre, ma è insita nell’azione stessa. Vivere intensamente i piccoli gesti che ci fanno sentire vivi e condividerli con il prossimo è l’unica cosa che conta. Ce lo insegnano i Mail Artist, che ogni giorno da ogni angolo del pianeta catalogano, raccolgono, documentano una parte di sé per lasciarla andare e abbandonarla al prossimo. Non importa in quale misura, su quale supporto, con quale tecnica o da quali premesse. Ci sarà sempre qualcuno lieto di riceverla per il puro piacere di conoscere qualcosa di nuovo nel mondo.

(Brain Cell di RYOSUKE COHEN, uno dei più attivi mail artist viventi)

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