DI ELODIE VUILLERMIN
Un anno dopo il caos scatenato dal gruppo criminale “il Franco Cacciatore” e il mistero relativo alla scatola di Pandora, Fujimaru è sparito per cercare Hibiki, che è stata rapita. Haruka è rimasta sola a casa con Otoya, per il quale era palese la sua infatuazione già dal primo manga. Poi, di colpo, rivediamo Fujimaru e Hibiki, ma dalla parte di un ennesimo gruppo di terroristi. Che è successo? La Third-I non sa che fare. Otoya è sconvolto, Haruka ancora di più. Colui che, sotto l’identità di Falcon, ha messo più e più volte le sue abilità al servizio della giustizia, è diventato un nemico. È innaturale pensarla in questi termini, per loro.
Fujimaru ha sacrificato molto. Ha perso suo padre, molti amici. Ma, anche se sta dalla parte del nemico, non vuole mettere in pericolo le persone a cui tiene di più. Soprattutto Hibiki, che è diventata importante per lui quanto lo sono Haruka, Otoya e i suoi amici della Third-I. In realtà non ha davvero tradito i suoi compagni. A conti fatti, è sotto ricatto. È costretto a collaborare con J, il famoso “figlio di Dio” della prima stagione.

Hibiki è sempre al fianco di Fujimaru. La sua lealtà e il suo amore per il ragazzo che l’ha aiutata a cambiare restano gli aspetti migliori della sua personalità. Per lui, verso il quale sente di avere un debito di vita, farebbe di tutto. Proteggerlo e renderlo felice sono diventati i suoi nuovi scopi e non sopporta l’idea di deluderlo. Se prima usava la sua forza solo per uccidere, ora impara a sfruttarla per proteggere coloro a cui tiene di più, proprio come fa Fujimaru, del resto. Ha trovato una ragione per vivere e spera di costruire una famiglia, di avere un figlio che potrà vedere crescere e che non sarà mai lasciato a sé stesso. Non solo, ha imparato a considerare Otoya e Haruka come amici e spera che anche loro siano parte della famiglia che vuole costruirsi con Fujimaru. Le persone che sono importanti per Fujimaru, lo sono diventate anche per lei.
Rispetto alle stagioni precedenti, dove l’azione e la tensione erano inframmezzate da qualche scena comica o momento di tenerezza, questo ultimo capitolo della trilogia di Bloody Monday è molto più serio e angosciante, oltre a essere più breve. Personaggi che finora erano relegati a un ruolo più secondario o di supporto morale, come Haruka, tirano fuori il loro coraggio e spirito combattivo e danno un effettivo contributo nello scontro finale. Vengono svelate informazioni cruciali sulla trama, che danno una risposta a molti quesiti lasciati in sospeso; per esempio, la vera natura dei superiori di Hibiki, lo scopo finale di J e la sua connessione con Otoya, ma soprattutto l’identità del cosiddetto “narratore” che finora aveva tirato i fili degli scorsi attentati terroristici: il ministro della giustizia Kujo, ossia il nonno di Otoya.
Temi centrali di quest’ultima stagione sono la devozione e il sacrificio. Alla fine di tutto, appare chiaro qual è il messaggio dell’intera trilogia: che la storia si ripete, quindi anche le tragedie fanno lo stesso. I cinici credono nell’inevitabilità e nella natura ciclica del crimine. Ma c’è la speranza di spezzare questo ciclo. Perché le persone possono cambiare e sottrarsi al destino che è stato loro imposto per decidere il proprio. Hibiki ne è stata una dimostrazione: ha spezzato il suo ciclo per costruirsi una vita indipendente, da persona normale, con Fujimaru.
Bloody Monday: Last Season promette di essere la conclusione definitiva e mantiene la sua promessa. Il finale, questo ve lo anticipo già, regala finalmente l’happy ending che i protagonisti si meritavano da un po’.

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