DI SARA MORENA
Esce nel 2010, ispirato al romanzo per l’infanzia The borrowers, che fu oggetto d’interesse per Miyazaki da quarant’anni. Il maestro scrisse la sceneggiatura insieme a Takahata, però il progetto rimase dimenticato per tanto tempo prima di essere avviato nel 2008, quando uscì Ponyo sulla scogliera. A colpire in modo particolare il regista fu il nome della protagonista, Arrietty, una ragazza di piccole dimensioni, che vive nascosta sotto il pavimento di una casa insieme ai genitori, anche loro piccoli, così piccoli che noi umani li chiameremmo comunemente gnomi. La minuscola famiglia vive la sua vita quotidiana traendo i beni di cui necessita dall’ambiente e dalla casa sotto la quale dimora, prendendoli di nascosto dai proprietari. Autrice della storia originale era Mary Norton, una scrittrice britannica nata intorno al 1903, che subì la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, e per poter vivere viaggiò insieme ai figli fra Europa e Stati Uniti. Le vicende del romanzo sono ispirate infatti alla sua esperienza nel tentativo di sopravvivere alle crisi che colpirono il suo Paese e il mondo.

Quando Suzuki permise a Miyazaki di stabilire il nuovo progetto per lo Studio Ghibli, l’idea di fare un adattamento del romanzo fu ripresa col titolo Karigurashi no Arrietty (Arrietty la prendimprestito). Nell’opera cartacea i prendimprestito sono creature non solo minuscole, ma anche magiche; nel film non hanno poteri magici, sono persone comuni, che comunque vivono in segreto, nascosti dagli umani, e per procurarsi i beni di cui necessitano usano il proprio ingegno e la propria inventiva. La regia fu affidata all’esordiente Hiromasa Yonebayashi, uno dei più abili animatori della casa, entratone a far parte nel 1996. Nonostante la provenienza del romanzo, il contesto degli eventi fu spostato in Giappone. Uno dei primi personaggi che compaiono è Shō, un ragazzo con dei disturbi cardiaci, prossimo ad un’operazione alla quale potrebbe non sopravvivere. L’adolescente viene mandato in cura nella casa campagnola della nonna, ed ecco che ritorna ancora il paesaggio campestre miyazakiano.

Vagando per il giardino attorno alla casa, Shō vede di sfuggita una ragazza minuscola che si muove tra i fili d’erba. La ragazza è la prendimprestito Arrietty, che seppur piccola di dimensioni è coetanea del ragazzo. Arrietty sta per compiere un passaggio importante, per cui deve essere iniziata come prendimprestito, infiltrandosi insieme al padre nella casa degli umani sotto cui abitano per compiere il suo primo colpo, prendendo le sue cosiddette prime prede, i suoi primi prestiti. Il colpo però fallisce, poiché Arrietty e il padre vengono scoperti da Shō. L’adolescente cerca di avvicinarsi alla ragazza, la quale prova a convincerlo a non creare contatti con lei, né con la sua famiglia, dato che se venissero scoperti rischierebbero guai. Ma nonostante gli avvertimenti della coinquilina, il ragazzo non perde l’interesse per lei, e la sua insistenza fa sì che la famiglia di Arrietty venga presa di mira dalla domestica.

Arrietty non fu uno dei più grandi successi dello Studio Ghibli. Una buona parte del tempo del film è statica e l’azione si manifesta soltanto nell’ultima mezz’ora. Gli sviluppi del rapporto fra Shō e Arrietty non sono molto approfonditi, e nemmeno l’evolversi del personaggio di Shō trova molte ragioni per compiersi. Gli eventi si concentrano per la maggior parte del tempo su Arrietty e la sua famiglia, però non lasciano molto spazio a Shō. Al concludersi della storia, il ragazzo impara dal coraggio dei prendimprestito a dare valore alla propria vita, decidendo di combattere affinché riesca a sopravvivere all’operazione che lo aspetta.

Anche se Arrietty non è un capolavoro, la scarsità di azione rende il film quasi un completo pillow Shōt, che fa sì che il piacere della visione stia nel semplice godimento della tranquillità del paesaggio naturale e dell’esplorazione del mondo in miniatura dei prendimprestito. L’intento dello staff che lavorò al film era sempre quello di porre una critica alla società consumista. All’epoca della produzione essa era sull’orlo della crisi, e di fronte a questo evolversi degli eventi Miyazaki, Suzuki e Yonebayashi intendevano dimostrare al pubblico che i beni di cui necessitiamo non dobbiamo necessariamente possederli, ma possiamo anche semplicemente utilizzarli solo quando ne abbiamo bisogno, prendendoli in prestito.

Il mondo in miniatura di Arrietty è oltretutto ingegnoso, e ricorda quello dei topolini disneyani, che vivono fianco a fianco con gli umani, utilizzando i loro piccoli oggetti con diversi fini, facendone dei mobili oppure altri strumenti. E insomma, sebbene ci sia poco da dire sul film, le opere a cui lavora Miyazaki, che lo faccia come regista, o che si metta in secondo piano, sono sempre una piacevole visione.


Vuoi leggere altri capitoli della nostra rubrica “Another Side”? Allora pigia qui!!!
Vuoi leggere un articolo sul cinema di Miyazaki? Allora premi qui!!!






