IL CINEMA DA SALVARE: Una rapina alla Kubrick

DI DAVIDE PISTARINO

Con Rapina a mano armata Stanley Kubrick ha affrontato uno dei generi più canonici e tradizionali della storia del cinema, ovvero il noir. Kubrick traspone il romanzo scritto da Lionel White con l’omonimo titolo del film, lavorando alla sceneggiatura insieme allo sceneggiatore e romanziere Jim Thompson, che collaborerà con il regista americano anche alla sceneggiatura di Orizzonti di Gloria. Dalla penna di Thompson è stato tratto il famoso film diretto da Sam Peckinpah Getaway!, con protagonista il grande Steve McQueen

Il noir, nonostante Kubrick negli anni ’50 fosse ancora un regista molto giovane, era un genere per lui non nuovo. Lo aveva già esplorato nel suo film precedente, Il bacio dell’assassino, uscito nel 1955, che segue le vicende di un pugile al crepuscolo della sua carriera. Rapina a mano armata esce l’anno seguente e la trama è incentrata su una banda di criminali che mira ad impadronirsi degli incassi delle gare ippiche che si svolgono in un ippodromo di New York.

In Rapina a mano armata si vede all’opera un Kubrick meno sperimentale che nei suoi due film precedenti e che dimostra una maturità artistica che verrà definitivamente consacrata nel 1957 con l’uscita di Orizzonti di gloria, con Kirk Douglas, che narra le storie di alcuni prigionieri militari durante la Prima guerra mondiale, pellicola che diverrà, tra l’altro,  una delle preferite di Winston Churchill.

Kubrick lavora qui per la prima volta con Sterling Hayden, che con il regista di New York realizzerà un altro capolavoro come Il Dottor Stranamore, ma che soprattutto è ricordato per aver interpretato il poliziotto corrotto dalla mafia nel Padrino di Francis Ford Coppola e il nonno di Olmo (interpretato da Gérard Depardieu) in Novecento di Bernardo Bertolucci. Quando Kubrick lo scelse per questo film era un attore che si era già ricavato il suo ruolo a Hollywood avendo già preso parte a pellicole come Giungla d’asfalto di John Huston con, tra gli altri, Marylin Monroe nel cast.

(Sterling Hayden in una scena del film)

Hayden si rivela la scelta perfetta per quello che è un lungometraggio molto in stile anni ’50 e dove Kubrick incomincia ad affermarsi come uno dei registi più interessanti in circolazione, prima di diventare il maestro e genio che tutti conosciamo. 

Come Kubrick faceva sovente, soprattutto nei suoi primi film, sfrutta qui il suo talento di fotografo, facendone un elemento centrale della sua opera. La fotografia che Kubrick sceglie di usare è molto newyorkese e che New York faccia da sfondo alla trama lo si sente diffusamente. In Rapina a mano armata, a differenza di Eyes Wide Shut, Kubrick non ha ricostruito New York in un set londinese ma ha girato realmente nella sua città natale. La sua esperienza di fotografo porta Kubrick a usare il bianco e nero non solo nei primi film, ma anche quando avrà già iniziato a usare il colore in Spartacus, tornando però al bianco e nero in Lolita e Il Dottor Stranamore.

Ma perché Rapina a mano armata è un film che merita di essere salvato? 

Partiamo dalla premessa che ogni film di Stanley Kubrick merita di essere salvato, perché su di lui si può dire qualsiasi cosa ma è impossibile negare la sua maestria. Questo film in particolare merita di essere salvato perché è un film che, seppur con una trama semplice, che non si differenzia da altre già viste in precedenza, mette al centro della storia alcune vicende umane in cui ognuno dei protagonisti svela la propria natura, dando vita a personaggi di forte impatto e espressività, che restano così a lungo impressi nella memoria.

Nei primi due lungometraggi già si intravedeva il talento di Stanley, ma la definitiva conferma arriva proprio con Rapina a mano armata, che aprirà ufficialmente le porte alla carriera straordinaria che Kubrick andrà realizzando con i capolavori che tutti noi oggi conosciamo.

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