DI DAVIDE PISTARINO
Quando pensiamo alla filmografia di Alfred Hitchcock spesso ci vengono in mente capolavori come Psycho, Caccia al ladro, La finestra sul cortile o Gli uccelli. Di rado nominiamo un film come Io ti salverò, che è la pellicola più psicanalitica e freudiana del grande regista inglese, nel cui cast troviamo due miti come Gregory Peck e Ingrid Bergman.

La psicanalisi e la psicologia giocano un ruolo chiave nel cinema di Hitchcock, dove c’è sempre una chiara delineazione dei personaggi, spesso appartenenti all’alto rango. In Io ti salverò la psicanalisi diventa la vera protagonista del racconto creato da Hitchcock, il quale, per dare un senso ancora più profondo alla dimensione onirica, in una celebre sequenza ha fatto realizzare la scenografia niente meno che da Salvador Dalí.

Il film di Hitchcock si concentra nel raccontare il rapporto tra la terapeuta e il suo paziente in un modo piuttosto originale, mostrando anche il profondo coinvolgimento emotivo di Ingrid Bergman verso Gregory Peck. Io ti salverò, come ogni pellicola del grande regista inglese, si contraddistingue per la sua eleganza e per il fascino che i due grandi attori emanano.
Lo psicanalista che Hitchcock usa come principale riferimento è chiaramente Freud, visto che la dimensione del sogno e i ricordi d’infanzia sono le chiavi usate per sbrogliare la trama e i traumi che Peck deve ricostruire nella sua mente. Oggi le teorie rappresentate nel film risultano superate, ma ai tempi erano passati solo sei anni dalla morte di Freud e quelle idee costituivano una vera rivoluzione per la concezione del dolore umano.

Hitchcock costruisce un thriller raffinato usando la complessa psiche del personaggio di Peck e rendendola l’elemento centrale della vicenda. L’uso della mente umana come motore della trama è il vero motivo per cui questo film va riscoperto: Hitchcock mantiene le regole canoniche del genere ma, allo stesso tempo, le sovverte, mettendo al centro di tutto il cervello e l’inconscio.

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