DI ALICE POLIN
Scrivere un articolo su Fabrizio De André è un’impresa ardua e non credo di essere all’altezza di questo compito.
Fabrizio non è stato un cantautore, non è stato un musicista, non è stato un poeta… era un ragazzo semplice, alto biondo, magro che girava per Genova con la sua chitarra. Non ha mai preteso nulla. È riuscito con la sua umanità disarmante e la sua semplicità a diventare uno degli artisti più importanti della storia della Popular Music italiana. Un cantautore di nicchia, che attirava l’interesse, in particolare, degli studenti universitari. Inizia a farsi conoscere nel 1961 con un’imitazione di Umberto Bindi. A differenza di molti artisti italiani, lui non ha mai lavorato per la Ricordi ma ha sempre pubblicato i suoi lavori per piccole etichette come Karim, Bluebell Records, Liberty, ecc.
Ma oggi mi limiterò a scrivere di uno dei suoi brani che più amo: sto parlando di Hotel Supramonte, la quinta traccia dell’album L’Indiano di Fabrizio De André del 1981.
Testi e musica di Fabrizio De André e di Massimo Bubola; Hotel Supramonte è infatti un adattamento di Hotel Miramonti, scritto da Bubola all’hotel Miralago di Alleghe.

Il testo di Faver è fortemente autobiografico ed è un chiaro riferimento al sequestro di De André e della sua compagna Dori Ghezzi da parte dell’Anonima Sequestri.
I due si trovavano nelle campagne di Tempio Pausania, in Sardegna, dove Faber possedeva tre appezzamenti: Donna Maria, Tanca Manna e L’Agnata.
In quest’ultimo avevano restaurato un vecchio edificio e lo avevano trasformato in una fattoria.
Andava orgoglioso di quei terreni:
“Questo luogo è una magia, dà tanta gioia per l’anima, anche quando torni a casa distrutto dalla stanchezza. Ti appaga e non lascia spazio alle inquietudini. Vivere questa dimensione è il modo più semplice ma anche il più profondo di vivere questa terra.”
E poi venne quel fatidico giorno: 27 agosto 1979.
Dopo giorni di appostamenti i membri dell’Anonima Sequestri entrarono in azione. Erano da poco scattate le 23 e il cantautore genovese e la sua compagna erano soli in casa. D’un tratto tre uomini irruppero in casa e con le armi puntate contro Faber e Dori li obbligarono a salire su una Citroen Diane 6, targata MI. Furono portati in un nascondiglio tra le montagne.
Trascorsero 4 mesi con i rapitori e in tutto questo tempo i due cantanti riuscirono a familiarizzare con loro senza mai vederli in volto.
Le trattative per il rilascio durarono molti mesi e infine si raggiunse la cifra di 550 milioni di lire, cifra che fu successivamente pagata. Inoltre altri 50 milioni sarebbero stati poi consegnati in un secondo momento da De André.
Dori e Fabrizio furono liberati rispettivamente il 20 e il 21 dicembre.
Il titolo del brano è ispirato al Supramonte, che nel corso degli anni è stato il nascondiglio di molti criminali, ma Fabrizio De André non passò lì i suoi 117 giorni di prigionia.
La canzone è una sorta di ballata d’amore, molto intima, dedicata alla sua compagna.
Gli strumenti presenti sono semplicemente una chitarra acustica, un violino, un basso e un tappeto di archi nella seconda parte del brano.

Nel corso degli anni molti cantanti hanno reso onore a questo pezzo di rara bellezza, da ricordare Mia Martini che incluse la sua versione nell’album La musica che mi gira attorno; Roberto Vecchioni che canta Hotel Supramonte in un concerto in onore di De André e nel 2003 la incide nell’album Faber amico fragile e successivamente nell’album Chiamami ancora amore del 2011; i Zen Cirus che incisero una loro versione per il progetto Faber Nostrum nato nel 2019.
“Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
Cosa importa se sono caduto, se sono lontano
Perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
Perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
Ma dove, dov’è il il tuo amore […]”.


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