DI PAMELA ALLKOCI
Norman nasce a Torino nell’88 nel coloratissimo quartiere di Barriera di Milano. Ha una formazione di base scientifica che sfocia nella grafica multimediale. Di notte ausiliario di laboratorio di analisi, di giorno artista a tempo pieno.
Dipinge il suo primo quadro, “Riposo del vascello”, a 15 anni, nel lontano 2003, quadro che oltretutto viene esposto ad Alba assieme ad alcune tele del padre, anch’egli pittore.
Dopo questa prima opera la sua produzione si interrompe di colpo per poi riprendere 10 anni dopo, all’età di 25 anni, quasi per gioco e per una necessità di sfogo e fuga dalla realtà.
Per i suoi primi dipinti utilizza la pittura ad olio, tecnica che abbandona in seguito per dare spazio all’acrilico sia per motivi economici sia per la necessità di avere tempi di asciugatura più rapidi, in quanto la sua arte è istintiva e dinamica.
Il giovane pittore torinese si colloca tra la pittura intuitiva e l’astrattismo, identificazione nata postuma, e nella quale tuttavia si sente ancora un po’ stretto.
I suoi quadri, a differenza di molti artisti, non nascono da un’idea, bensì da un input quale può essere una canzone, uno stato d’animo o una macchia di colore. Da qui si aggiungono sempre più elementi alla tela, guidati dall’istinto e da una particolare caratteristica del pittore, una condizione neurologica chiamata “sinestesia” (grafema-colore, cromestesia audio-visiva, visivo-tattile e visivo-spaziale) che gli permette di esprimere in maniera unica e poliedrica la realtà che lo circonda. Anche per questo motivo possiamo definirlo come autore e spettatore delle sue stesse opere, il cui senso, se proprio sentiamo la necessità di attribuirne uno, è un fattore secondario che nasce dalla visione finale e complessiva dell’opera. Tra gli artisti che lo hanno ispirato maggiormente troviamo Kandinskij, Hopper, Beksinski, Bosch, Turner ed Escher.

MUTISMO
“Mutismo” è il nome della prima opera scelta dall’artista per presentarsi ai nostri lettori.
Si tratta di un’opera in bianco e nero che possiamo immaginare come divisa in tre parti (la divisione, la scissione e la frattura sono elementi ricorrenti nelle opere dell’artista). La parte inferiore è costituita dal “substrato”, un complesso caotico di forme e di linee, che rappresenta ciò che rimane inespresso: parole mai dette, occasioni non sfruttate, reazioni immobili.
Sopra il substrato troviamo il “blocco”, costituito da pennellate e schizzi neri, che simboleggia la barriera dell’incomunicabilità e della “non azione”.
Nella parte superiore troviamo “l’altro”, il mondo esterno, l’estraneo ed assieme ad esso, sotto forma di colate di colore bianche e nere, la perdita, lo spiraglio che collega il sé al non sé.
Nella produzione di Norman troviamo spesso poesie, scritte da lui stesso, abbinate ai quadri, come in questo caso.
Mutismo
“Immagina un lago,
profondo,
nerissimo.
Immagina un fondo,
irrequieto,
indiviso.
Ciò che non dice
il mio viso
è là sotto.
Parole mai dette
mai urlate
le cose che temo
di cui mi vergogno
ogni stralcio
di voglia
ogni sogno.
Da un lato,
l’Abisso,
dall’altro,
Mutismo.”

LA STAGIONE DEI VUOTI
“La stagione dei vuoti” nasce da una sensazione, ovvero l’incompiutezza, che a differenza dell’incompletezza non si riferisce ad una mancanza, bensì ad una realtà in divenire, alla presa di coscienza che non esiste una fine assoluta, ma solo una tendenza ad un fine indefinito.
Anche in questo caso possiamo immaginare il quadro come diviso in due blocchi. La parte inferiore rimane caotica, mescolando pennellate sui toni del blu e tonalità giallastre. Mentre nella parte superiore ritroviamo il concetto di ordine sfruttando la tecnica della scrittura asemica, ovvero l’utilizzo di parole che non hanno uno specifico contenuto semantico.
“La Stagione dei Vuoti”:
“Certo, lo so
che i problemi
son altri,
specialmente
se sono
degli altri.
Che i nostri
banali dilemmi
sono polvere
nel Cosmo.
E allora cos’è,
questo vuoto?
Una debole luce
guida la penna
ogni notte
che non dormo.
Trovo sostegno,
di giorno,
nelle tele e
nei colori,
e in poche altre cose.
Riempire spazi,
per vuotarne altri.”
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