Mercuzio & Fear — Puntata 7

DI CECILIA ALFIER

Titolo: Sinners (ho aspettato, ma non c’era nessun accenno al tennis)

Anno: 2025

Regia: Ryan Coogler

Sottogenere: quando diventa un horror esattamente? Fa molta paura all’inizio per lo stile di vita degli afroamericani negli anni ’30, poi arrivano i vampiri e diventa tutto più sopportabile.

Due gemelli, interpretati entrambi da Eddie Murphy… volevo dire da Michael B. Jordan, comprano un rudere abbondato in Mississippi da certi amici del clan del cus cus. Si sa quanto all’epoca i piatti di semola fossero popolari, penso che ci siano grossi fan ancora oggi.

Qui notiamo la prima scorrettezza di B. Jordan, il quale ha già il doppio di possibilità di vincere l’Oscar, visto che fa due interpretazioni. La seconda scorrettezza è costringere il cuginetto a suonare all’inaugurazione del loro nuovo posto, strappandolo alla sua tranquilla vita di chiesa, nonché fornendogli consigli sessuali non richiesti. Che bella cosa, i cugini! Uno dei due convince anche il cuginetto che la sua chitarra fosse appartenuta a un musicista famoso, quando invece il loro padre l’aveva probabilmente presa su Vinted per 5 dollari. Inoltre, ci sono altri problemi: pare che il genere musicale “nero” per eccellenza, il blues, apra certi portali per l’Aldilà e che porti entità malvagie, tipo vicine di casa bisbetiche che ti intimano di abbassare il volume, altrimenti chiamano la polizia. Vedi, a volte la sfortuna. Queste cose con i concerti di Tony Effe non succedono. A me, invece, il blues ricorda tanto una scena del Principe cerca moglie, quando i protagonisti vanno in chiesa, al raduno della “Consapevolezza negra”.

Proprio mentre pensi “ok, hanno detto che è horror per attirare più pubblico”, ecco che arrivano tre vampiri e chiedono di poter entrare alla festa di inaugurazione, come se fosse facile entrare, come se fosse il falò di Camp Rock, ma il buttafuori non è d’accordo. Questi provano a convincerlo, suonando una canzone sul pettirosso, che sembra uno di quei pezzi dei Jalisse scartati da Sanremo.

Si scopre che questi tre sono vampiri migliori dei Cullen, ma ci sono due fortune: 

1) che senza invito non possono entrare;

2) che non sbrilluccicano al sole questi, si bruciano proprio e tanti saluti.

Uno dei Michael B. Jordan viene trasformato (anche se poi si rivelerà un vampiro gentile, lascia vivere al cuginetto una vita di successi, compra anche tutti i dischi) e da lì comincia il bordello.

I vampiri, ormai un esercito, bussano di nuovo alla porta del locale dove i nostri eroi sono rimasti pochi e asserragliati, rimpiangendo di non aver Gigi D’Alessio come cantante. I vampiri all’inizio cercano di persuadere i nostri eroi con parole convincenti: “Fatevi dare un morso dai, siamo una famiglia, dobbiamo stare insieme. Praticamente, le stesse argomentazioni che uso io per convincere il mio fidanzato a vivere con me (me l’ha fatto notare lui). Queste non funzionano, né in un caso né nell’altro. Però c’è una cosa seria che mi sono chiesta: questi vampiri perdono gran parte della loro individualità, condividendo pensieri e ricordi, mentre obbediscono a un unico capo e il gemello, vampiro nero, sembra davvero più contento. Forse questa “vampirizzazione” è veramente l’unica via di libertà e uguaglianza possibile per i neri d’America?

Questo momento di serietà mi ha depresso, quindi sono tornata a fare quello che mi riesce meglio, ovvero il clown.

Alla fine il gemello rimasto in vita fa fuori i membri del clan del cus cus e l’Oscar come Miglior Attore è suo, ma vince comunque Una Battaglia Dopo L’Altra.

Vi prometto che la prossima volta vi porto davvero un horror poraccio, altrimenti vi abituate alla qualità e ciò non va bene.

La Vostra Gagliarda

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