DI FRANCESCA SPINA
Benvenuti a “Le pergamene incantate di Francesca la Maga”: la magica rubrica che la più magica delle Mercuziane sceglie di dedicare alla magica meraviglia dell’incanto della creazione artistico-narrativa attraverso la quale si può partendo dal niente arrivare a creare, forgiare, portare in vita – come per mezzo di una magia – personaggi fantastici che prima esistevano solo nel suo immaginario e renderli veri, autentici, reali, tangibili, esistenti davanti ai nostri stessi increduli occhi… in che modo? Unendo l’Amore per lo Storytelling e la Narrativa all’Arte del confezionare illustrazioni realizzate interamente attraverso l’ausilio della tavoletta grafica e vere al 100% (NIENTE intelligenza artificiale in questo caso, ma solo tanto lavoro e tanto impegno e soprattutto tanta passione), la Magica Francesca la Maga rende quelle fiabe realtà e la realtà fiaba, recando nuova Bellezza in questo Mondo, il quale riteniamo abbia bisogno come non mai di essere più bello.

Nelle gelide profondità del Lago di Como, dove la luce del sole penetra a fatica e gli antichi villaggi si riflettono come spettri distorti, viveva Ondina. Non era una sirena di mare, con scaglie luccicanti e coralli tra i capelli, ma una creatura d’acqua dolce. La sua lunga coda aveva i colori cangianti delle alghe di profondità e i suoi capelli erano un fluire di seta color muschio.
Ondina era l’ultima della sua specie. Non attirava i naviganti per affogarli; il suo era un canto di malinconia e protezione. Ogni notte, si avvicinava alle case dei pescatori, cantando melodie così dolci e tristi che chi le udiva si sentiva avvolto da una pace profonda, dimenticando dolori e preoccupazioni.
La Promessa del Campanile Sommerso
Un giorno, Ondina scoprì un antico segreto. Nuotando vicino a un promontorio dove un tempo sorgeva un piccolo paese, sprofondato a causa di una frana secoli prima, vide il campanile della vecchia chiesa. Era ancora intatto, e al suo interno, sotto uno strato di limo, trovò un’antica campana di bronzo.
La leggenda narrava che quella campana, suonata per amore sincero, avrebbe riportato a galla il villaggio perduto. Ma nessuno poteva raggiungerla, tranne lei.
Ondina iniziò a cantare con una nuova intensità. Non era più solo un canto di conforto, ma un lamento per il villaggio sepolto, mescolato alla sua solitudine.
Un giovane campanaro di un paese vicino, di nome Elio, era un musicista talentuoso, e ogni sera si recava in riva al lago per suonare il suo liuto. Sentiva il canto di Ondina, ma, a differenza degli altri, non si limitava ad esserne pacificato: ne percepiva la struggente tristezza.
Una notte, il canto di Ondina si fece quasi un grido. Elio, spinto da una forza irresistibile, salì sulla sua barca e si avventurò nel cuore del lago. Quando raggiunse il punto più profondo, Ondina emerse in un turbine di schiuma e acqua scura.
L’Alleanza
Elio non provò paura, solo compassione. “Il tuo canto,” disse, “non è per farmi affogare. È per chiedere aiuto. Cosa ti tormenta, creatura delle acque?“.
Ondina gli mostrò, attraverso l’acqua cristallina, il campanile sommerso e la campana muta. Gli spiegò che per riportare il villaggio in superficie aveva bisogno di suonare quella campana, ma essendo una sirena, il suo tocco d’acqua dolce non sarebbe bastato: ci voleva il tocco umano e la forza della fede di un cuore onesto.
Elio accettò la sfida. Ondina si immerse, e lui si tuffò subito dopo, guidato dalla debole luce azzurra della sua coda. Raggiunsero il campanile. Lì, in un’unica, estenuante immersione, Elio riuscì ad afferrare la corda della campana e a suonarla tre volte, mentre Ondina gli sosteneva il respiro con un’antica magia.
La Conclusione
Il suono non fu udito in superficie; si diffuse solo nelle profondità. Appena le vibrazioni cessarono, Elio e Ondina risalirono.
Quando ripresero fiato, videro che nulla era cambiato. Il villaggio era ancora sommerso.
Elio fu deluso, ma Ondina sorrise, i suoi occhi verdi luccicavano nell’oscurità. “Non hai riportato su il villaggio,” sussurrò, “ma hai fatto molto di più. Hai mostrato che un cuore umano può provare amore senza paura per l’ignoto“.
Da quel giorno, Ondina non cantò più per la solitudine, ma per l’attesa. Elio tornava ogni notte con il suo liuto e suonava per lei melodie che si fondevano con la malinconia del lago. La campana sommersa rimase muta, ma ogni volta che Elio si avvicinava, Ondina sapeva che la vera magia non era nel salvare un villaggio, ma nel creare un legame che superava la terra e l’acqua.
E la gente del Lago di Como, pur non sapendo nulla di Ondina, continuò a sentire quel canto, che non era più triste, ma pieno di una speranza segreta che rendeva le loro notti più dolci.
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