Another Side, capitolo 21: La storia della Principessa Splendente

DI SARA MORENA

Film del 2013, ispirato ad una delle più famose leggende giapponesi, trascritta nel racconto Storia di un Tagliabambù (Taketori monogatari). Tale leggenda ha ispirato molte trasposizioni, fra cui anche delle versioni manga, fedeli in pieno o in parte alle vicende della storia originale. Sostanzialmente il racconto parla della principessa Kaguya, venuta dalla Luna, e uno dei manga che ne hanno tratto spunto è Sailor Moon, la cui protagonista è Tsukino Usagi, che scopre non soltanto di essere una guerriera prescelta destinata a proteggere la Terra, ma anche di essere la reincarnazione di Princess Serenity, principessa della Luna e seconda manifestazione della dea Selene dopo la madre, Queen Serenity. Inoltre “Tsukino Usagi” — il nome terrestre di Sailor Moon — tradotto dal giapponese significa “Coniglio della Luna” e fa riferimento ad un’altra nota leggenda secondo la quale sulla Luna dimora un coniglio, di cui vediamo la sagoma formata dai crateri sul lato visibile del satellite. Il personaggio di Kaguya compare anche nel secondo anime di Inuyasha the Movie – Il castello al di là dello specchio, ma qui viene rappresentata come un villain.

Fra le tante ispirazioni che sono state tratte dalla leggenda di Kaguya, oltre ai due esempi che abbiamo visto, la versione dello Studio Ghibli, diretta da Isao Takahata, è una di quelle più fedeli al racconto originale trascritto, di cui l’autore è anonimo. La storia inizia con un anziano tagliabambù che un giorno, mentre svolge il suo mestiere, trova nella cavità di un bambù una bambina piccolissima, quanto un pollice, e decide insieme alla moglie di adottarla, considerandola come una benedizione, poiché la coppia non ha mai avuto figli, e chiama la piccola Nayotake no Kaguya-hime (Principessa splendente del bambù flessuoso). Mentre i due coniugi allevano la figlia, si accorgono che la bambina cresce in fretta, e nei giorni che seguono il padre adottivo trova nelle cavità dei bambù che taglia, oro e stoffe di seta pregiata. Grazie a questi doni, l’uomo riesce a comprare una reggia in una città, la famiglia diventa immediatamente ricca e la figlia adottiva dei coniugi inizia ad essere educata come una nobildonna.

Ma quando diventa abbastanza grande da essere data in sposa, respinge ogni pretendente e quando le si presentano cinque principi, li sottopone a delle prove impossibili, come dimostrazione dell’amore che provano per lei. I principi cercano di rispondere alla sua richiesta, ma tre di loro ci provano con l’inganno, il quarto si arrende e il quinto muore nel tentativo. La bellezza di Kaguya continua a fare gola, arrivando alle orecchie dell’imperatore, ma lei rifiuta anche la sua proposta. Dopo l’ennesimo rifiuto, la principessa rivela ai genitori che presto dalla capitale della Luna verranno a prenderla i suoi concittadini, poiché lei è un essere della Luna, mandata sulla Terra per scontare una pena, ragione per cui non ha potuto ricambiare i sentimenti di tutti i suoi pretendenti. L’imperatore innamorato cerca di impedire che lei torni sulla Luna, ma i suoi soldati vengono accecati dalla luce emanata dagli esseri celesti. Per scusarsi, Kaguya lascia all’imperatore una lettera e un elisir dell’immortalità, che egli si rifiuta di bere e lo versa sulla cima del Monte Fuji. Al momento di tornare a casa, Kaguya indossa una veste di piume che le fa dimenticare la sua vita sulla Terra, e torna alla Luna senza rammarico.

Malgrado la fedeltà degli eventi al testo, non mancano le differenze tra il cartaceo e l’opera cinematografica. Il personaggio di Kaguya viene infatti maggiormente umanizzato. Lei viene mandata sulla Terra per scontare una punizione, però dalla sua vita sul nostro pianeta trae con gioia tutte le esperienze che attraversa, trovando la bellezza nei piccoli piaceri, ma anche nei momenti più tristi, assaporando ogni momento in tutte le emozioni che le vengono donate. Nella fase in cui inizia a vivere in un palazzo sfarzoso, per lei diventa tutto più difficile, perché si sente trattata come se non fosse una persona. Si ritrova all’improvviso buttata in un mondo che trova il bello soltanto nell’apparenza, in nome della quale non può permettersi né di ridere di cuore, né di piangere. Anche le ragioni del suo rifiuto alle proposte di matrimonio vengono rese più umane. Lei nel periodo in cui vive sulla Terra non ha memoria della sua natura celestiale. Dunque non respinge i pretendenti perché, in quanto entità superiore, non può unirsi a loro, ma perché il suo cuore è legato a Sutemaru, un ragazzo che ha conosciuto quando viveva nei boschi coi genitori, e che per lei è stato dapprima un fratello maggiore, in seguito un amico, e diventando grande si è trasformato in amore.

Come spesso accade nel cinema, la storia da cui trae ispirazione un film viene adattata ai nuovi tempi. Tramite il racconto di Kaguya, lo Studio Ghibli pone una critica all’attuale società dell’apparenza, nella quale ci nascondiamo dietro ciò che cerchiamo di apparire, dando più importanza e valore alla superficialità, sacrificando e nascondendo i nostri reali bisogni e fragilità che finiscono con il manifestarsi in modo tossico, come accade a Kaguya che, intrappolata nelle regole dell’alta società, pur di respingere i suoi insistenti pretendenti arriva a imporgli delle prove assurde, chiedendo di trovare tesori leggendari a cui nessun essere umano può aspirare. Quando la principessa capisce le conseguenze che le sue pretese hanno causato, si rende conto della falsità in cui vive, una falsità di cui è impregnata tutta la società aristocratica e che ha finito per contagiare anche lei.

Anche la morale, quindi, devia da quella della storia originale. La leggenda originale intende semplicemente spiegare perché il Monte Fuji è così sacro per i giapponesi, e oltre a questo trasmette una visione del mondo legata al rispetto delle caste, dimostrando che esse non possono avere unioni miste, il senso dell’ineluttabilità del destino secondo il quale nessun essere vivente può sfuggire alla propria sorte, abbandonando la propria posizione nel mondo. Tale messaggio non viene reso esplicito, perché le storie antiche del Giappone non hanno mai una conclusione chiara che trasmette in modo diretto qualcosa, ma lasciano che sia il lettore a trarre un insegnamento da ciò che legge.

La storia della Principessa Splendente è uno dei film dello Studio Ghibli che dimostrano la loro eccezionalità. La sua unicità sta nell’aver trasposto una storia che è molto popolare in Giappone come lo è per noi Cappuccetto Rosso, e un tale film rende un importante elemento della cultura nipponica accessibile al pubblico occidentale. Un altro aspetto che rende il film unico è la tecnica usata, che torna ad essere l’acquerello come è stato fatto con I miei vicini Yamada. Le scenografie sono rese in una maniera tale che ricorda le stampe giapponesi, nelle quali vediamo gli abiti delle nobildonne del Periodo Heian (794-1185) disposti sul tatami in una maniera che sembrano dei ventagli. Inoltre, l’umanizzazione del personaggio di Kaguya fa sì che le scene trasmettano emozione, attraverso la freschezza della principessa che prende ogni cosa come un gioco e vive appieno ogni istante. Nella storia originale il personaggio appare più volubile e contraddittorio, però nel film di Takahata le sue azioni sembrano trovare una ragione nel fatto che il padre ha scelto per lei una vita che non desiderava, nella sofferenza che prova di fronte a tutto quello di cui la priva la vita da nobile, dalla quale non può fuggire neanche provandoci.

Come sempre, nei film Ghibli non ci sono buoni e cattivi, e anche il film come la leggenda lascia che sia lo spettatore a trovare nelle vicende degli insegnamenti da trarre. Uno dei concetti più importanti che un occhio esperto può rinvenire è quello del mono no aware, un principio giapponese che spiega la bellezza dell’effimero e il suo suscitare una gioia mista a tristezza dovuta alla consapevolezza del fatto che qualsiasi cosa e momento bello terminerà. E questa stessa malinconia viene espressa dal film quando Kaguya torna alla Luna, dopo aver vissuto tanti momenti sia felici che tristi sulla Terra, trascorsi come un effimero istante, dato che lei è cresciuta velocemente.

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