Stephen King: un mondo tra letteratura e cinema

DI DAVIDE PISTARINO

Quando si pensa al binomio cinema e letteratura, è impossibile non pensare a un autore come Stephen King, uno degli scrittori da cui il cinema ha tratto più film. Un’attenta ricerca sulla filmografia dei lavori tratti da King rivela che sono ottanta, un numero enorme che lo colloca nella classifica dei primi quattro scrittori con più adattamenti cinematografici, dove troviamo nomi come William Shakespeare, Agatha Christie e Arthur Conan Doyle.

Solo nell’ultimo anno sono usciti film tratti da King come The Monkey, The Life of Chuck, The Running Man e la serie It: Welcome to Derry, mentre è in uscita l’adattamento de La Lunga Marcia.

Oltre a essere un autore da cui il cinema attinge costantemente, King è anche un accanito cinefilo. Infatti, chi è fan della sua scrittura sa bene che spesso pubblica recensioni su X (l’ex Twitter), dove commenta i film che vede.

Il rapporto tra il cinema e la letteratura di King inizia nel lontano 1976, quando il regista italoamericano Brian De Palma decide di trasporre sul grande schermo il romanzo d’esordio di Stephen King, Carrie. La protagonista Carrie era interpretata da una giovanissima Sissy Spacek, perfetta nei panni della bellissima e, in apparenza, dolce Carrie. In un ruolo minore troviamo un altrettanto giovane John Travolta, che di lì a poco sarebbe esploso grazie a film come Grease e La febbre del sabato sera e che avrebbe lavorato nuovamente con De Palma in Blow Out. De Palma è stato il primo regista a comprendere il grande potenziale cinematografico dei libri di King e, ancora oggi, la sua versione di Carrie è molto probabilmente una delle migliori trasposizioni.

(Immagine di copertina di “Carrie”)

Ma la sua non è l’unica versione del libro. Esiste infatti un seguito del film e c’è pure il remake del 2014. Il grande salto di qualità per Stephen King arriva però nel 1980, quando il geniale maestro Stanley Kubrick trae spunto da King per Shining. Le storie legate a Shining sono davvero tante e riguardano soprattutto la realizzazione del film e il difficile rapporto tra Kubrick e King. Alla fine degli anni ’70, Kubrick arrivava dall’esperienza di Barry Lyndon, che fu un grande successo di critica ma non di botteghino. Perciò, Kubrick stava cercando una storia di qualità ma che tenesse conto anche del lato commerciale. Secondo i racconti della segretaria dell’epoca, Kubrick leggeva centinaia di libri ma non trovava nulla che lo colpisse. Quando si mise a leggere Shining, rimase folgorato e non uscì dal suo studio finché non ebbe finito.

Quando fu annunciato il film, l’entusiasmo di King era alle stelle, ma il loro rapporto si incrinò alla sua uscita: Stephen King detestò la pellicola a tal punto che, nel 1997, decise di adattare lui stesso una serie TV tratta da Shining, con il benestare di Kubrick. Sono molteplici i lati del film che King ha criticato, in particolare la scelta di Jack Nicholson nei panni di Jack Torrance, per il quale King avrebbe preferito un attore come Martin Sheen. Nonostante Nicholson non fosse il primo nome venuto in mente a Kubrick, oggi si fatica a immaginare un altro attore in quelle vesti, poiché la sua è semplicemente una delle più grandi interpretazioni di sempre.

(Immagine di copertina di “Shining”)

La realizzazione di Shining fu molto complicata e le riprese durarono un anno. Kubrick era molto esigente con il cast, facendo ripetere le scene anche centinaia di volte con un perfezionismo tipico del regista. Shelley Duvall, che interpreta Wendy, girò una larga parte del film con la febbre e in seguito accusò Kubrick di averle procurato problemi mentali a causa del suo comportamento estremamente duro sul set.

Dopo l’uscita di Shining, altri grandi autori come David Cronenberg e John Carpenter trarranno film da opere di King, come La zona morta (che ha proprio Martin Sheen tra i suoi interpreti) e Christine – La macchina infernale.

La letteratura di King si inserisce perfettamente nella cultura nerd che ha dominato gli anni ’80, in cui lui scriverà alcuni dei suoi maggiori successi tra cui Misery (da cui è tratto il film Misery non deve morire), la raccolta Stagioni diverse e, soprattutto, It, che forse è il romanzo più popolare di King.

Dalla bibliografia di King sono stati tratti ottanta film e ci sono dei registi che si possono definire “kinghiani“, poiché hanno trasposto molti romanzi dello scrittore del Maine. Tra questi spiccano Frank Darabont, che ha scritto e diretto Le ali della libertà, Il miglio verde e The Mist, e il compianto Rob Reiner, che ha diretto Misery non deve morire e Stand by Me. Tra i registi più giovani possiamo sicuramente trovare Mike Flanagan, che ha diretto Il gioco di Gerald, Doctor Sleep e The Life of Chuck, e il regista argentino Andy Muschietti, che ha diretto i rifacimenti di It e la serie prequel It: Welcome to Derry.

La letteratura di King è molto pop e adatta ai giovani. Per questo motivo, quando uscì It, fu un vero e proprio caso letterario: molti adolescenti che non leggevano abitualmente si appassionarono a questo romanzo, leggendolo tutto di un fiato. Ovviamente non poteva non essere realizzata, quindi, la miniserie televisiva It del 1990, con Tim Curry nel ruolo dello spaventoso pagliaccio Pennywise, che è ispirato al reale assassino John Wayne Gacy, il quale faceva il clown alle feste dei bambini.

A differenza di quanto si pensi, la letteratura di King non è esclusivamente horror, che è comunque il genere che ha maggiormente affrontato nella sua carriera. In realtà, lui ha sperimentato diversi generi, come in 22/11/’63, una distopia fantascientifica in cui Kennedy sopravvive e causa una guerra nucleare, oppure racconti dal tenore drammatico come Il miglio verde, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank e Stand by Me.

La letteratura di King ha avuto un impatto non solo sui film tratti dai suoi libri, ma anche su progetti che non discendono dai suoi romanzi, come la popolare serie Stranger Things, ambientata negli anni ’80, i cui creatori hanno dichiarato di essersi ispirati a King.

Stephen King è la perfetta dimostrazione che a volte commercialità e qualità artistica possono andare a braccetto. La sua è letteratura popolare e proprio per questo può essere letta sia da un intellettuale sia da una persona meno colta. Nella letteratura di King troviamo un’ennesima rappresentazione della cultura americana, di cui lui racconta soprattutto il lato provinciale. Tutti questi fattori insieme hanno reso King un autore molto adatto a una narrazione cinematografica non solo americana, ma universale. Con Stephen King sono cresciuti milioni di lettori e di cinefili e di ciò dobbiamo essergli grati.

(Una foto recente di Stephen King)

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