Side By Side, capitolo 18: Cars 3

DI SARA MORENA

Buon pomeriggio a tutti, grazie sempre per essere qui con noi all’appuntamento settimanale di Side By Side. Quest’oggi apriamo il nuovo capitolo con il diciottesimo lungometraggio Pixar. Un film del 2017, stiamo parlando di Cars 3.

Ritorniamo sulle piste da corsa con Saetta McQueen, che riprende il ruolo di protagonista, dopo che abbiamo visto scheggiare Cricchetto nel precedente sequel. Anche le piste riguadagnano terreno, preparando Saetta ad una nuova sfida. Questa volta il pilota si ritrova come rivale un esordiente, Jackson Storm.

Il nuovo pilota debutta nella sua prima gara, riuscendo a battere il campione. Dopo un periodo di standby, dovuto alla pesante sconfitta subita, Saetta decide di iniziare un nuovo tipo di allenamento per sconfiggere l’avversario. Questo consiste nell’utilizzo di un sistema ad alta tecnologia, caratterizzato soprattutto da un simulatore di corse. In questo Saetta viene aiutato dalla coach Cruz Ramirez. Ma gli allenamenti si rivelano presto inefficaci per il pilota, che sembra non avere altra scelta che ritirarsi e lasciare che il suo nome diventi un semplice marchio commerciale. Egli però ama troppo le corse per accettare di cadere così in basso, e chiede un’ultima possibilità.

In questo episodio della storia Saetta si rimette in gioco per tornare ai successi passati, ma a questi può inevitabilmente seguire una fase di decadimento che deve imparare ad accettare, apprendendo cosa è significato per Doc Hudson, il suo grande mentore, dover lasciare le corse. Il pilota non ammette di dover fare la stessa fine del suo maestro, sapendo quanto abbandonare le piste lo distruggerebbe dentro. È dunque deciso a fare di tutto per rimanere sulla cresta dell’onda, fino a quando capisce che le sue abilità possono servire ancora, ma in un modo diverso da come si aspetta.

Il successo, si sa, come la fortuna non è sempre una cosa garantita, anche per chi lo ha assaporato a lungo. Tutti, prima o poi, arriviamo al limite, e non è mai facile accettarlo. Non è altrettanto facile adattarsi alle novità. C’è chi prova a resistere, avvicinandosi ad esse, e c’è chi rimane fedele alla vecchia scuola, trovando la soluzione in essa, oppure lasciando spazio alle nuove generazioni. Saetta sperimenta tutti questi tentativi, ed infine comprende che il suo valore può continuare a persistere soltanto diventando lui stesso una guida per le nuove generazioni, assumendo il ruolo di mentore per la giovane Cruz. Lei, che ha sempre sognato di diventare un pilota, trova finalmente la sua occasione, e ci riesce grazie a Saetta, che la aiuta a vincere in barba all’arrogante Storm. Egli stesso si rivela essere meno valoroso di quello che vuole far credere. Per sconfiggere gli avversari ha bisogno di sminuirli, se questi diventano una minaccia.

Ancora una volta la tecnologia con cui è nata la Pixar si pone in autocritica, dimostrando che il supporto tecnologico, per quanto possa essere motivo di comfort ed efficace, tuttavia non sempre può sostituire il vecchio e duro lavoro. Nonostante i nuovi allenamenti per le macchine da corsa abbiano dato vita a dei piloti velocissimi, anche i segreti dei vecchi metodi trovano la loro espressione. Il lato oscuro della tecnologia è rappresentato proprio da Storm. Il pilota esordiente si sente molto sicuro di sé, e crede nell’efficacia dei metodi che lo hanno formato. Eppure di fronte alla possibilità di essere sconfitto, piuttosto che battersi lealmente e dare il proprio meglio, si limita a scoraggiare i rivali e a denigrarli. È proprio questo il suo errore: non riconosce il valore degli altri, non ammette che i suoi metodi possano avere i loro punti deboli.

Cars 3 è uno scontro aperto fra generazioni, che rappresenta le complessità di ciò che accade quando le novità sorpassano i vecchi sistemi. Il film non si pone di dimostrare la superiorità delle innovazioni, e nemmeno quella delle cose obsolete, ma rende una possibile integrazione fra di esse, trovando un punto di accordo fra il vecchio e il nuovo. Con questo ci viene lasciato come messaggio che il progresso è importante, ma inseguirlo non vuol dire dimenticare il passato, perché abbiamo sempre qualcosa che possiamo apprendere da esso, come fa Saetta.

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