DI GIOSUE’ TEDESCHI
Questa storia inizia 1200 anni fa, nei lontani mari del nord, con l’allodola, Éile, che canta in una taverna. Lei è la prima dei sette emarginati, solitari, estranei, combattenti, a cui è affidata una sanguinosa missione.
Stacco su Fjall, il secondo dei sette, appartenente al clan del Cane, che protegge una principessa da dei sicari. Una bellezza elfica che, per la sorpresa di tutti, inizia ad amare nella scena successiva. Fjall sarà presto cacciato dalla città di Xin’trea per questo tradimento verso il clan del Cane.
Così alla fine di un primo intensissimo episodio abbiamo un accordo tra nemici, Fjall ed Éile, nato dalla necessità di sconfiggere le trame di un potente mago. Un utilizzatore di magie oscure volte ad aprire portali su altri mondi. A loro due si aggiunge anche la terza, Scian, della tribù fantasma. La maestra di spada più forte del continente, nonché ultima della sua tribù.
Di nuovo vorrei solo seguire il viaggio degli eroi, ma in alcune scene finisco per far mio il punto di vista del nemico. Certo, aiuta la narrazione però; è molto interessante vedere le situazioni da entrambi i lati. Inoltre alimenta le motivazioni per cui l’Impero, per come è stato strutturato, deve cadere. In qualche modo ci sono sempre i maghi dietro i casini che succedono nel mondo di The Witcher.
Il vero motivo per cui ti tiene incollato allo schermo è però un altro, hanno promesso che risponderanno a una grande domanda: com’è nato il primo Witcher?
Il secondo episodio si apre su una nana arcisimpatica che parla col suo martello Gwen. Quella è Meldof, un personaggio già visto ma sempre d’effetto.
Poco più avanti si aggiunge Fratello Morte al gruppo, anche detto Callan, in modo un po’ troppo plateale. Cioè dice letteralmente “vi aiuterò”, senza che nessuno gli abbia chiesto niente. E poi non è che dia chissà quale aiuto, sembra che gli sia sfuggito un personaggio di troppo e non sapevano cosa fargli fare e l’hanno messo lì a caso. Ma no, ma… ma… Callan è essenziale per far trovare al gruppo i due maghi, Zacaré e Syndril, senza di lui non c’era verso di riuscire a incontrarli! Purtroppo non è così. È un espediente narrativo di cui si poteva fare tranquillamente a meno.
Anche la foresta delle nebbie, dove Fratello Morte li conduce, è un luogo cliché, scontato quanto la nana e Callan. Tuttavia torna sempre utile per buttare in mezzo qualche flashback.
A parte queste scopiazzature poco originali hanno fatto un bel lavoro con le trame di palazzo, a discapito delle dinamiche tra i nostri cinque fuggitivi. Trovo che sia anche un po’ ripetitivo il metodo con cui The Witcher ti fa odiare i cattivi: esperimenti inumani e sacrifici di bambini. Sicuro l’effetto, orrendo il metodo.
Come nota positiva di questa saga c’è che amo i glifi a inizio episodio, anche se non capisco cosa significhino. Quelli sì che hanno uno stile riconoscibile. E poi bellissime le scene di combattimento. Forse uno dei pochi motivi per cui guardo questa serie. O uno dei più importanti.
Opinione molto positiva anche riguardo ai luoghi del castello. Pietra bianca squadrata, ogni arredo intagliato da un unico pezzo di marmo. Se fosse visitabile un posto così sarebbe costantemente pieno di gente. Sono luoghi reali questi? Notiamo poi l’eleganza di vestiti e acconciature dell’imperatrice (quella che era stata con Fjall all’inizio, adesso è diventata imperatrice).
Per il finale abbiamo un classicissimo assalto alla capitale. A tutti piace vedere una bella rivolta cittadina durante un colpo di Stato. Ci sono comunque moltissimi modi per sbagliare la regia di un rovesciamento di potere, per fortuna li hanno evitati (quasi) tutti. Momento alto di questa sequenza è la pugnalata appena sopra il ventre dell’imperatrice. La sua morte è stata davvero iconica, adatta, calzante. Quel primo piano mentre si spegne è magistrale.
Mantengono, e vorrei vedere, la promessa fatta all’inizio di mostrarci come nasce il primo Witcher. Quel povero ragazzo non ha iniziato con un mostriciattolo qualunque a combattere, anzi, buttato nella fossa dei leoni proprio! Uno spettatore attento potrebbe notare che le tattiche di combattimento di Fjall sono simili a quelle di Geralt, indicativo del fatto che sarà lui a diventare il primo Witcher. Un combattimento agguerrito di cui non so giudicare la CGI nei dettagli, ma mi piace il risultato. Subito dopo il combattimento tra questi due mostri c’è la stupefacente scena finale con il collasso tra mondi; ora finalmente so cos’è la congiunzione delle sfere. E com’è avvenuta la distruzione dei monoliti.
E così la storia finisce, la canzone è scritta, la battaglia è terminata.
Tirando le somme, certo, ora ne so più di prima sul mondo di The Witcher, però ancora rimangono domande senza risposta. Quelle sull’origine dei monoliti, ad esempio. Ho voluto guardare questa serie anche per cercare un po’ più di contesto prima di prendere visione del finale di The Witcher, e non sono deluso.
I maghi sono personaggi che continuano ad essere poco caratterizzati, sia come personalità che come potere e conoscenza. Anche se non sono il centro di The Witcher penso si meritino un po’ più di attenzione giacché sono le forze scatenanti dell’80% dei fatti che succedono.
Per quanto riguarda il doveroso paragone col Trono Di Spade, GOT (Game Of Thrones) vince. A mani basse. The Witcher sembra il cugino piccolo che gioca a tennis con te d’estate. Cioè ci vai piano perché non lo vuoi mortificare, e qualche punto lo fa anche, ma non vincerebbe mai.
Le similitudini tra i due sono molte e palesi, ma benché le idee si possano copiare la realizzazione in GOT è semplicemente migliore.






