DI SARA MORENA
Ci sono suoni che ci piacciono, ma altrettanti che danno fastidio. Esistono persino tipi di suoni che vengono usati per allontanare gli animali pericolosi. Avete mai provato a pensare che il suono possa essere un’arma? E se quest’arma non fosse dei semplici suoni, ma una composizione musicale, addirittura una canzone? Vi è mai capitato di vedere delle scene nei film dove il suono di una chitarra elettrica, oppure l’acuto di una voce soprano infrangono i vetri? La musica ha da sempre un potere straordinario, capace di suscitarci sia emozioni che sensazioni, ma immaginiamoci che questa capacità venga amplificata e usata come strumento di uno scontro. Come può accadere questo? Nel mondo dell’immaginario tutto è possibile, anche che una canzone diventi la potente arma di un eroe.

Attualmente due titoli hanno sviluppato l’idea, facendone il cuore del loro universo narrativo. Chi mi conosce sa già che i miei argomenti si spostano spesso a Oriente, nel mondo del fumetto asiatico. Anche in questo caso è così, ma solo in parte. Sto parlando di due titoli che hanno riscosso successo tra i fan. Il manga di Pink Hanamori e Michiko Yokote, Mermaid Melody (in originale Pichi Pichi Pitch), uscito nel 2002 e terminato nel 2005, e il fenomeno globale coreano KPop Demon Hunters. Due titoli, due nazionalità diverse, ma una cosa in comune: il canto come arma degli eroi protagonisti. In che modo il canto diventa un’arma in queste opere? Andiamo a scoprirlo insieme.

La serie di Mermaid Melody, trasposta anche in versione animata tra il 2003 e il 2004, ruota attorno alle sirenette Lucia, Hanon, Rina, Caren, Coco, Noel e Sara, principesse dei Sette Mari, ognuna dotata di una perla magica dai colori rosa, blu, verde, viola, giallo, indaco e arancione, che dona loro una voce potente, capace di portare speranza agli umani e di indebolire i loro nemici, sensibili al canto delle sirene, il malvagio Gakuto e le sue spasimanti seguaci, le Dark Lovers.

Si parla quindi di sirene, e dunque il fatto che la loro arma possa essere il canto è una cosa che a noi occidentali appare scontata, dato che le nostre leggende insegnano da sempre che il canto è la prerogativa delle sirene. Esso ha nei secoli assunto dei contorni sia positivi che negativi. Gli sono stati attribuiti dei poteri ipnotici, capaci di inebriare chiunque ne ascolti le note, e indurlo a gettarsi nel mare insidioso, come nell’Odissea, famosa per la sequenza in cui Ulisse si fa legare all’albero maestro della sua nave, per poter udire il canto delle sirene senza rischiare il pericolo che ne comporta. Le sirene hanno assunto anche dei connotati più benevoli, diventando figure capaci di trasmettere, con la loro bellezza divina e la loro voce soave, un amore profondo e forte, in grado di affrontare le sfide del destino.

Però le Principesse Sirene hanno come unica arma la loro voce. Esaminando i diversi romanzi, film e altri media fantasy, possiamo vedere che le sirene non sono solo cantanti, ma anche delle creature combattenti, come vediamo per esempio nel film animato della saga di The Witcher, intitolato Le Sirene degli abissi, oppure le vediamo caratterizzate come delle bestie selvagge che divorano gli uomini trascinandoli in fondo al mare nel film Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare. Ma Mermaid Melody è un manga shōjo, forse appartenente anche alla sottocategoria majokko (mahō shōjo, shōjo che parlano di eroine in cosplay sul tipo di Sailor Moon, Tokyo Mew Mew, Magic Knight Rayearth…). Nei manga majokko (manga che parlano di ragazze magiche) la violenza è solitamente addolcita, riducendosi a scontri di luce ed ombra che annientano magicamente i nemici. Qui la magia è tutta nel canto delle Principesse Sirene.

Se andiamo a guardare KPop Demon Hunters la storia si fa più ampia.

Le protagoniste sono le Huntrix, una kpop band di tre ragazze formata da Rumi, Zoey e Mira, che portano avanti una missione secolare. Non sono soltanto cantanti, sono cacciatrici di demoni che hanno ereditato dalle antenate l’arte di affrontare i nemici usando le loro voci forti. Le cacciatrici di demoni sono una sorta di sciamane che fondano la loro abilità nel canto. Ed effettivamente il canto viene spesso usato dagli sciamani per compiere i loro riti, come per esempio quando devono esorcizzare i demoni. Il canto viene spesso usato anche nelle preghiere di molte culture, rafforzandone il significato, il messaggio e il fine. Come Mermaid Melody, anche KPop Demon Hunters ha dunque delle radici culturali. La spada Saingeom, la lama Gokdo e i pugnali Sinkal sono strumenti tipici dello sciamanesimo coreano. E una menzione in più va data anche al kpop, la tipica musica moderna coreana, che negli ultimi anni sta spopolando in tutto il mondo. Oggi anche in Italia conosciamo nomi di band coreane, come i BTS, e ricordiamo anche il vecchio tormentone di PSY, cantante di Gangnam Style.

Ma le Huntrix, per combattere il male, non si limitano solo a cantare. Rispetto alle Principesse Sirene, le kpop idol hanno dalla loro parte anche le abilità marziali e delle vere e proprie armi: un’asta dalla lama a mezza luna, una spada e dei pugnali. Nei loro combattimenti si mescolano passi del kpop e danze rituali sciamaniche per purificare i demoni. Il canto non è un’arma fine a sé stessa. Esso ha la funzione di indebolire i nemici, e di rafforzare il potere delle cacciatrici, attraverso i loro ammiratori che, grazie all’energia del loro entusiasmo, aumentano il potere delle loro eroine, irrobustendo lo Honmoon, uno scudo invisibile alle persone normali che tiene lontani i demoni dal mondo degli umani. Il canto delle Huntrix è fondato sulla base di una funzione rituale, e questo lo rende più efficace come arma di quello delle Principesse Sirene, che invece si appoggia a delle basi che lo rendono poco credibile come arma da battaglia. Solitamente quando pensiamo al canto delle sirene, non immaginiamo la sirena con delle movenze da combattimento. Che la sirena sia benevola o maligna, la immaginiamo seduta su uno scoglio mentre canta, per dare libero sfogo ai sentimenti, oppure aspettando la preda attratta dalla sua voce. In qualsiasi caso, il canto delle sirene sembra non andare di pari passo con lo spirito guerriero, diversamente dalle cacciatrici di demoni.


Se si parla di canto come arma, KPop Demon Hunters ha quindi una marcia in più rispetto a Mermaid Melody. Infatti, anche lavorando di fantasia, il canto da solo non sempre basta per rendere credibile una battaglia. Alcuni fan che hanno seguito la serie delle sirene l’hanno definita ridicola proprio per gli scontri canori. Nemici che se ne stanno lì a tapparsi le orecchie invece di scappare, aspettando di ricevere il colpo finale, in più le sirene e le loro rivali, le Black Beauty Sisters, che cantano con tanto di microfoni come se fossero ad un concerto, e infine le trasformazioni shōjo delle sirene che hanno senso solo da un punto di vista scenico. È allora possibile realizzare una storia dove il canto racchiuda la potenza e l’abilità dell’eroe in modo efficace? Certamente sì, se le basi su cui la storia viene fondata sono solide. Mermaid Melody ha una buona grafica e le canzoni sono piacevoli, ma ha come punto debole l’inefficacia del modo in cui il canto viene trattato come arma. Se la storia e le canzoni si combinano bene, e la funzione delle canzoni è credibile, l’opera che ne viene fuori può essere un capolavoro come lo è stato KPop Demon Hunters, che non soltanto ha reso una storia credibile, ma ha dato voce alla cultura coreana nel mondo.


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