La Secessione dell’Aventino e il discorso del 3 gennaio 1925

DI ROCCO DE GILIO

La Secessione dell’Aventino fu un evento di fondamentale importanza nella storia politica italiana, che segnò una svolta decisiva nell’ascesa al potere del fascismo. Accadde nel 1924 e rappresentò una protesta, seppur fallimentare, dell’opposizione parlamentare contro la dittatura nascente di Benito Mussolini.

(I plebei romani, in lotta con i patrizi, abbandonavano la città per ritirarsi sul colle Aventino, onde dimostrare quanto Roma avesse bisogno di loro)

Le origini e il contesto storico

Per comprendere appieno la Secessione dell’Aventino, è necessario inquadrarla nel contesto storico dell’Italia degli anni Venti. Il fascismo, nato come movimento rivoluzionario di estrema destra, era riuscito a conquistare il potere nel 1922 attraverso la Marcia su Roma. Tuttavia Mussolini non aveva ancora instaurato un regime totalitario completo e l’opposizione parlamentare, sebbene indebolita, resisteva ancora.

Il delitto Matteotti e la reazione dell’opposizione

L’evento scatenante della Secessione fu l’omicidio di Giacomo Matteotti, deputato socialista e acerrimo critico del regime fascista; il 3 gennaio del 1925 Benito Mussolini dichiarò di aver ordinato di giustiziare Giacomo Mattotti. Il delitto, avvenuto il 10 giugno 1924, fu un chiaro segnale della violenza e della repressione che caratterizzavano il regime fascista.

(Giacomo Matteotti)

Di fronte a questo grave atto criminale, l’opposizione parlamentare decise di reagire. Il 27 giugno 1924, i deputati non fascisti abbandonarono l’aula della Camera dei deputati e si riunirono sul colle Aventino, in segno di protesta contro la violenza politica e per chiedere le dimissioni di Mussolini. Da qui il nome “Secessione dell’Aventino“, in riferimento alle antiche secessioni della plebe romana che si rifugiava su questo colle.

Le ragioni del fallimento

La Secessione dell’Aventino, pur rappresentando un gesto di grande coraggio da parte dell’opposizione, si rivelò un fallimento. Le ragioni di questo insuccesso furono molteplici:

  • Divisioni interne all’opposizione: I partiti di opposizione erano divisi al loro interno e non riuscirono a presentare un fronte unitario contro il fascismo.
  • Mancanza di un programma alternativo: L’opposizione non riuscì a elaborare un programma politico alternativo credibile che potesse unire le forze antifasciste.
  • Potere crescente del fascismo: Mussolini, forte del sostegno delle forze armate e delle milizie fasciste, riuscì a consolidare il proprio potere e a reprimere ogni forma di opposizione.
  • Indifferenza della monarchia: Il re Vittorio Emanuele III, pur preoccupato per la deriva autoritaria del regime, non intervenne per porre fine alla violenza politica e per ristabilire le istituzioni democratiche.

Le conseguenze della Secessione

La Secessione dell’Aventino segnò la fine di ogni speranza di una restaurazione democratica in Italia. Mussolini, approfittando della debolezza dell’opposizione, accelerò il processo di trasformazione dello Stato liberale in Stato totalitario. Vennero soppresse le libertà civili, censurata la stampa e perseguitati gli oppositori politici.

Discorso di Benito Mussolini del 3 gennaio

«Signori! Il discorso che sto per pronunziare dinanzi a voi forse non potrà essere a rigore di termini classificato come un discorso parlamentare. Può darsi che alla fine qualcuno di voi trovi che questo discorso si riallaccia, sia pure traverso il varco del tempo trascorso, a quello che io pronunciai in questa stessa aula il 16 novembre. Un discorso di siffatto genere può condurre e può anche non condurre ad un voto politico. Si sappia ad ogni modo che io non cerco questo voto politico. Non lo desidero: ne ho avuti troppi. L’articolo 47 dello Statuto dice: «La Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri del re e di tradurli dinanzi all’Alta corte di giustizia». Domando formalmente se in questa Camera, o fuori di questa Camera, c’è qualcuno che si voglia valere dell’articolo 47. Il mio discorso sarà quindi chiarissimo, e tale da determinare una chiarificazione assoluta. Voi intendete che dopo aver lungamente camminato insieme con dei compagni di viaggio ai quali del resto andrebbe sempre la nostra gratitudine per quello che hanno fatto, è necessaria una sosta per vedere se la stessa strada con gli stessi compagni può essere ancora percorsa nell’avvenire. Sono io, o signori, che levo in quest’Aula l’accusa contro me stesso. Si è detto che io avrei fondato una Ceka. Dove? Quando? In qual modo? Nessuno potrebbe dirlo. […] 

Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, io dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea, ed al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il Fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il Fascismo è stato un’associazione a delinquere, se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico, morale, a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento fino ad oggi. […]

Ora io oso dire che il problema sarà risolto. Il Fascismo, Governo e Partito, è in piena efficienza. Signori, vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il Fascismo fosse finito perché io lo comprimevo, che il Partito fosse morto perché io lo castigavo e poi avevo anche la crudeltà di dirlo. Se io la centesima parte dell’energia che ho messo a comprimerlo la mettessi a scatenarlo, oh, vedreste allora… Ma non ci sarà bisogno di questo, perché il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno e definitivamente la sedizione dell’Aventino. L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa; gliela daremo con l’amore, se è possibile, o con la forza se sarà necessario. Voi state certi che nelle 48 ore successive al mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l’area, come dicono. E tutti sappiamo che non è capriccio di persona, che non è libidine di governo, che non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la Patria».

Vorresti leggere altri articoli facenti parte della nostra specialissima rubrica “L’Origine”? Allora pigia qua!!!

Il potere e cosa si è disposti a fare pur di averlo: vorresti leggere di uno spettacolo teatrale che affronta questo argomento? Nel caso, premi qui!!!

La libertà e il modo in cui troppo spesso viene soppressa: ti piacerebbe leggere di un film che affronta questa tematica? Se sì, clicca qua sopra!!!

Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.

Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.

Scopri di più →

GO TO TOP