DI CRISTIAN LOCCI
ATTENZIONE! Questo articolo contiene volutamente un linguaggio osceno e volgare ai fini dell’argomento trattato. Se siete sensibili a linguaggi e temi forti, vi invito a non proseguire oltre.
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1…

Bene, se sei arrivato qui significa che non sei una fichetta (diminutivo volgare del termine fica, usato verso un uomo come insulto sessista per sminuirne la mascolinità).
Alziamo il tiro?
Frocio, negro, zoccola, ciccione, stronzo, merda, puttana, cazzo moscio, rotto in culo, ritardato, bastarda…
Caspita, sei uno tutto d’un pezzo.
Ottimo, hai passato la fase di selezione; ovviamente uso il maschile perché si sa che le donne sono inferiori. Oh, aspetta, ti sei offesa? Beh, non è un problema mio, eri stata avvisata con largo anticipo. Ora zitta e fammi continuare.
Però… aspetta un momento… forse la tua spiccata sensibilità può esserci d’aiuto per quello che dobbiamo fare. Come mai ti sei offesa? Perché ho detto che le donne sono inferiori? Perché ti ho detto di stare zitta? Mmm… interessante.
Cos’è che offende le persone? Le parole sono parole, di per sé neutre, un ammasso di suoni messi insieme a cui abbiamo deciso di dare un significato. Forse l’intento? Io ti offendo con lo scopo di offenderti, ma se l’offeso non coglie l’offesa, ciò che ho detto è veramente offensivo?
Ti stai scervellando, lo so, ma la cosa non mi tange.
Ops, il mio menefreghismo ti ha forse offeso? Mi spiace… anzi, no.
Cosa rende quindi tale un’offesa? In una società ipersensibilizzata come il nostro attuale Occidente, chi è l’arbitro, il giudice, uno stronzo qualsiasi con un minimo potere decisionale che decreta l’offesa?
Un’opinione può diventare un’offesa per il solo motivo di esistere come tale; ma se un’opinione è un’offesa, e magari un pensiero è l’incubatrice di un’offesa, la stessa natura umana rischia di essere un’offesa.
Ma quindi? Praticamente non hai detto nulla; hai fatto solo domande esistenziali del cazzo!
Avete ragione; non è un tema semplice da affrontare però.
Come dicevo, spesso la percezione conta più della realtà: non solo in questo contesto, ma in tanti ambiti della nostra quotidianità.
Contesto… forse è questa la parola che stavamo cercando. Il contesto, infatti, può essere il discrimine tra l’offesa e l’opinione.
“Negro di merda”.
Brutto insulto, vero?
“Schiavo negro”.
Questa, invece, come vi sembra? Simile all’altra? E se vi dicessi che si tratta di un vecchio romanzo o di un testo accademico in cui viene usata la parola incriminata che inizia con la “N”? (meglio scriverla così, sia mai che qualcuno si sentisse offeso)
Lo trovate più accettabile?
La parola è la stessa; tuttavia, il contesto, le parole di contorno e l’intento sono totalmente diversi.
Perché, senza l’impalcatura, la parola rimane quell’ammasso di suoni di cui parlavamo all’inizio.
Se avete colto la differenza, complimenti, vi funziona ancora il cervello!
Ma se qualcuno dovesse comunque sentirsi offeso da una determinata parola? Possiamo veramente rimodellare la società perché nessuno si senta offeso da niente? Personalmente ritengo che sia impossibile: ci sarà sempre qualcuno pronto a dichiararsi offeso; offeso perché il tuo pensiero è diverso dal mio; offeso perché le tue idee non rispecchiano i miei inconfutabili valori; offeso perché io ho ragione e tu hai torto.
È la morte del confronto, perché le discussioni restano tali fino a quando qualcuno non decide che non lo sono più. E in un mondo in cui chiunque si offende per qualsiasi cosa, nulla è veramente un confronto.
Non esiste qualcosa di offensivo per sua natura, ma tutto lo è per interpretazione.
Osservate il mondo, cogliete le sfumature dell’animo umano, non fermatevi davanti all’apparenza. Allenate il vostro pensiero critico; andate oltre le vostre convinzioni e ciò che avete sempre considerato normale, canonico, giusto. Riflettete prima di parlare, prima di scrivere, soprattutto da dietro uno schermo; riflettete quando leggete e quando ascoltate; cercate di capire prima di offendervi; valutate se una cosa è offensiva non con la vostra soggettività, ma con un’inumana e complessa oggettività. E, dopo aver fatto tutto ciò, parlate, esprimetevi, fottetevene di chi vi nega questo diritto arrogandosi un potere superiore e una verità assoluta e inconfutabile.
Avete cambiato opinione?
La vostra opinione potrebbe offendermi, ma non importa, conta solo la mia, e io dico che è così.
D’altronde state leggendo, questo non è un fottuto dibattito.


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