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Il Principe del silenzio

DI SIMONE MASCARELLO

Tyto alba”, una creatura che sembra uscita da un racconto fantasy… o da un incubo. Questa creatura è capace di volare senza emettere alcun suono o rumore, e di riflettere la luce lunare per abbagliare le sue prede; quando si sente minacciato può emettere un grido stridulo e agghiacciante, a metà tra un sibilo e una violenta derapata; ha un volto bianco con la forma di un cuore e occhi neri come la notte.

Misura dai 33 ai 35 cm con un’apertura alare di 85/93 cm; il suo corpo si presenta con colori che vanno dal dorato al giallo ocra con delle note di grigio cenere.

Lo avete riconosciuto?; stiamo parlando del barbagianni, e ora approfondiremo meglio la natura di questo meraviglioso animale.

Il barbagianni è un cacciatore solitario, si nutre di piccoli roditori e caccia principalmente di notte; è sedentario, e per rifugiarsi e cacciare predilige zone aperte: campagne, ruderi, edifici vecchi, e campanili. È presente in tutti i continenti tranne l’Antartide, dalla penisola scandinava alla grande parte dell’Africa, dall’America Latina sino all’Indocina e all’Australia.

CURIOSITÀ


Il barbagianni è l’animale più silenzioso al mondo, il suo nome deriva dal latino “barba” (lanugine) e “gena” (guancia) riferiti al suo volto a forma di cuore, e anche a causa del suo verso che ricorda un respiro profondo e un russare. A tal proposito, infatti, si narra che il suo verso ricordasse il fastidioso russio di uno zio (in piemontese barba) di nome Gianni, da cui l’espressione “Sembra proprio barba Gianni”. Nei racconti viene descritto come “fantasma della notte”, “sussurratore”, o anche “dama bianca”. Inoltre in natura esiste una rara variante genetica di questo animale, caratterizzata da un’eccessiva produzione di melanina che dà tonalità più scure al piumaggio.

Questa condizione si chiama “melanismo”, cioè l’esatto opposto dell’albinismo, rara mutazione genetica che colpisce circa 100.000 esemplari in natura. Tale condizione rappresenta uno svantaggio evolutivo per loro, poiché come ho già detto nell’introduzione il classico piumaggio bianco può riflettere la luce lunare per abbagliare le prede e facilitarne la cattura, infatti molti degli esemplari che soffrono di questo stato faticano a raggiungere l’età adulta in natura proprio per la mancanza del piumaggio bianco che impedisce loro di stordire le prede. La conservazione di questa specie è in declino in alcune aree del nord Italia a causa dei pesticidi e della perdita dei siti di nidificazione; ed è un peccato perché il barbagianni è un potente alleato per il pianeta che controlla l’invasione di topi, la sua presenza indica una buona biodiversità, e grazie ad esso i contadini limitano l’uso di rodenticidi tutelando la salute delle falde acquifere e degli altri animali.

MITI e LEGGENDE

Il barbagianni è circondato da miti e leggende legate alla sua natura notturna, al piumaggio bianco, e al suo verso; queste caratteristiche lo hanno reso un simbolo di morte e stregoneria.

Noto per il suo essere silenzioso e il suo volto particolare è stato storicamente temuto come un demone o un fantasma ma anche rispettato come animale benefico per l’agricoltura. Nel folklore popolare si credeva che il barbagianni fosse l’incarnazione di streghe o esseri maligni che succhiavano il sangue dei neonati nelle culle durante la notte; in Sardegna esiste una leggenda che riguarda una strega (la “Sa Stria”), un essere mitologico in grado di trasformarsi in questo rapace per portare sfortuna, cattive novelle, e notizie di morte. Per difendersi dalla malasorte portata dal barbagianni, la tradizione sarda prevedeva di bruciare le sue piume e usare la cenere per scacciare il maligno. Nel sud della Francia al contrario, il barbagianni portava l’annuncio della nascita di una bambina.

A dispetto di ciò che raccontano le leggende, il barbagianni è un essere estremamente intelligente e con un carattere mite e gentile, a parte l’aspetto è la cosa più lontana che c’è dall’essere un demone malvagio.

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