LA SCOPERTA DELLE AMERICHE

DI ROCCO DE GILIO

Il primo viaggio di Cristoforo Colombo rappresenta uno degli eventi più significativi e controversi della storia delle esplorazioni geografiche. Partito dal porto di Palos de la Frontera il 3 agosto 1492, il navigatore genovese intraprese una spedizione sostenuta dalla monarchia spagnola con l’obiettivo di raggiungere le Indie navigando verso occidente. Il viaggio avrebbe portato Colombo e il suo equipaggio a raggiungere, il 12 ottobre 1492, alcune isole dei Caraibi, aprendo una prima fase nei rapporti tra Europa e continente americano. Per lungo tempo la storiografia europea ha definito questo evento come la “scoperta dell’America”, un’espressione oggi considerata problematica perché quei territori erano già abitati da popolazioni indigene e perché l’arrivo degli europei non coincise con la scoperta di un continente sconosciuto a chi vi viveva. La spedizione era composta da tre imbarcazioni: la Niña, la Pinta e la Santa María. La Niña, una caravella di circa 100 tonnellate, era comandata da Vicente Yáñez Pinzón e aveva a bordo 24 persone; la Pinta, di circa 140 tonnellate, era comandata da Martín Alonso Pinzón e trasportava complessivamente 27 membri dell’equipaggio; la Santa María, una nave di circa 150 tonnellate appartenente a Juan de la Cosa e inizialmente conosciuta come Gallega, era invece comandata dallo stesso Colombo e ospitava 39 persone. In totale, la spedizione contava circa 90 uomini. Nel reclutamento dell’equipaggio Colombo fu aiutato soprattutto da Martín Alonso Pinzón, figura molto conosciuta e rispettata nella città di Palos, mentre il ruolo di pilota della flotta fu affidato a Juan de la Cosa. Quella che inizialmente appariva come una spedizione alla ricerca di una nuova rotta commerciale verso l’Asia si trasformò così in uno degli avvenimenti destinati a modificare profondamente la storia mondiale, dando inizio a una nuova stagione di esplorazioni, conquiste e scambi, ma anche a processi di colonizzazione e profonde conseguenze per le popolazioni indigene delle Americhe.

VEDIAMO LE COSE UNA ALLA VOLTA:

IL VIAGGIO

Prima di salpare verso una delle imprese destinate a cambiare il corso della storia, Cristoforo Colombo fece preparare le tre imbarcazioni con viveri sufficienti per un anno e con merci da utilizzare per eventuali scambi con le popolazioni che avrebbe incontrato. Tra gli uomini scelti per accompagnarlo vi erano Luis de Torres, incaricato di svolgere il ruolo di interprete, e Diego de Arana, nominato ufficiale di polizia della flotta. Alle sei del mattino del 3 agosto 1492, dal porto di Palos de la Frontera, ebbe così inizio il viaggio che avrebbe portato Colombo verso terre fino ad allora sconosciute agli europei. Le informazioni sul viaggio provengono principalmente dalle ricostruzioni di Bartolomé de Las Casas, poiché il diario di bordo originale di Colombo è andato perduto. La flotta si diresse inizialmente verso le Isole Canarie, ma il viaggio fu subito segnato da difficoltà e imprevisti: il 6 agosto il timone della Pinta si ruppe, facendo nascere anche il sospetto di un possibile sabotaggio. Dopo le riparazioni, le navi raggiunsero La Gomera, dove rimasero per circa un mese per rifornirsi e apportare modifiche alla velatura. Il 6 settembre 1492 le tre imbarcazioni ripresero il mare dal porto di San Sebastián de la Gomera, spinte dagli alisei verso occidente. Dal 9 settembre iniziò una lunga traversata dell’Atlantico durante la quale, per settimane, i marinai non riuscirono a scorgere alcuna terra. L’assenza di riferimenti visibili e la consapevolezza di trovarsi sempre più lontani dalla propria patria iniziarono ad alimentare la paura tra gli uomini dell’equipaggio, molti dei quali temevano che i venti costanti verso ovest avrebbero reso impossibile il ritorno. Colombo dovette quindi affrontare non soltanto le difficoltà della navigazione, ma anche la crescente tensione a bordo. Il 16 settembre le caravelle entrarono nel Mar dei Sargassi e la presenza delle alghe galleggianti fu interpretata da Colombo come un possibile segnale della vicinanza della terra, contribuendo a rassicurare temporaneamente i marinai. Con il passare dei giorni, però, l’inquietudine tornò a crescere. Il 7 ottobre un marinaio della Niña dichiarò di aver avvistato la terra, ma si trattò di un falso allarme, così come era già accaduto nei giorni precedenti. Colombo decise allora di modificare la rotta verso sud-ovest dopo aver osservato alcuni uccelli dirigersi in quella direzione, nella speranza che il loro volo potesse indicare la presenza di terre vicine. Il 10 ottobre la situazione a bordo divenne particolarmente tesa: i marinai, stanchi e preoccupati per la durata della traversata, iniziarono a protestare e a chiedere di tornare indietro. Colombo riuscì a mantenere il controllo della situazione e, secondo la tradizione, avrebbe concordato di proseguire ancora per alcuni giorni, stabilendo che, in assenza di nuovi segnali di terra, si sarebbe valutato il ritorno. Poi arrivò l’11 ottobre. Quel giorno il mare iniziò a restituire una serie di indizi che alimentarono nuovamente la speranza: accanto alle caravelle furono avvistati diversi oggetti, tra cui un giunco, un bastone e un ramo con un fiore ancora fresco. Per gli uomini a bordo quei segnali potevano significare soltanto una cosa: la terra non poteva essere più lontana.

L’ESPLORAZIONE DEL NUOVO CONTINENTE

La notte tra l’11 e il 12 ottobre 1492, nel buio dell’oceano, qualcosa cambiò per sempre il corso della storia. Dopo settimane di navigazione, Cristoforo Colombo e il suo equipaggio erano ormai vicini a una terra ancora sconosciuta agli europei. Nel suo diario di bordo, Colombo raccontò di aver intravisto nella notte una piccola luce lontana, «como una candelilla que se levava y se adelantaba», un bagliore che sembrava muoversi nell’oscurità. Poche ore più tardi, alle due del mattino del 12 ottobre, Rodrigo de Triana, dalla coffa della Pinta, gridò l’avvistamento della terra. Era il momento tanto atteso. Colombo, tuttavia, decise di attendere l’alba prima di avvicinarsi, permettendo alle tre caravelle di individuare un passaggio sicuro attraverso la barriera corallina e di gettare l’ancora senza incidenti. Con le prime luci del giorno, le navi si avvicinarono alla costa e, intorno a mezzogiorno, Colombo sbarcò sull’isola che avrebbe chiamato San Salvador, conosciuta dagli abitanti indigeni come Guanahani. Ad accoglierlo furono i Taíno, popolazione nativa dell’isola, che secondo le stesse parole riportate da Colombo si mostrarono pacifici, disponibili e generosi. Quello sbarco, avvenuto il 12 ottobre 1492, avrebbe assunto nei secoli un significato enorme, diventando uno degli eventi più importanti e controversi della storia mondiale. Colombo era convinto di aver raggiunto le terre dell’Asia e, proprio per questo, continuò il viaggio alla ricerca delle ricchezze descritte nei racconti di Marco Polo. La spedizione proseguì attraverso le isole dei Caraibi fino alla costa di Cuba, che il navigatore ritenne inizialmente essere il Giappone e successivamente la Cina. Il 28 ottobre, dopo essere entrato nella baia di Bariay, Colombo rimase colpito dalla bellezza del paesaggio e annotò nel diario una frase destinata a diventare celebre: «È l’isola più bella che occhi umani abbiano mai visto». Ma dietro l’entusiasmo della scoperta iniziava già a delinearsi un’altra realtà: la ricerca dell’oro, l’occupazione dei territori e il rapporto con le popolazioni indigene avrebbero progressivamente trasformato quello che era stato presentato come un viaggio alla scoperta di nuove terre in uno degli episodi più complessi e drammatici della storia moderna. Il viaggio continuò verso Hispaniola, dove la spedizione subì anche un grave incidente. Nella notte del 25 dicembre 1492, la Santa Maria finì incagliata a poche centinaia di metri dalla costa e non fu possibile recuperarla. Colombo fu quindi costretto a costruire un insediamento, La Navidad, utilizzando anche parte dei relitti della nave, e lasciò sull’isola 39 uomini prima di riprendere il viaggio verso l’Europa. Dopo ulteriori incontri e scontri con le popolazioni locali, Colombo lasciò definitivamente quelle terre il 16 gennaio 1493, iniziando il viaggio di ritorno. Quello che aveva avuto inizio come una spedizione alla ricerca di una nuova rotta verso l’Asia si era trasformato in qualcosa di molto più grande: l’incontro tra mondi diversi, destinato a modificare profondamente gli equilibri politici, economici, culturali e umani del pianeta.

IL VIAGGIO DI RITORNO

(Cristoforo Colombo al cospetto della Regina Isabella di Castiglia)

Il viaggio di Cristoforo Colombo verso le terre che egli riteneva essere le Indie si avviò verso la sua conclusione tra tempeste, paure e importanti incontri destinati a cambiare il corso della storia. Il 6 febbraio 1493, durante la navigazione di ritorno, emersero discussioni sulla reale posizione della nave, mentre pochi giorni dopo, il 12 febbraio, una violenta tempesta costrinse Colombo e il suo equipaggio ad affrontare tre giorni di estrema difficoltà. Il navigatore raccontò quegli eventi nel proprio giornale di bordo e, secondo la tradizione riportata dalle fonti, affidò al mare alcuni fogli contenenti il resoconto della tempesta, rinchiusi in un barile e destinati ai posteri, che tuttavia non furono mai ritrovati. Di fronte al pericolo, Colombo e i suoi uomini fecero voto di recarsi in pellegrinaggio presso tre santuari mariani, chiedendo la protezione della Vergine. Tra questi vi era il Santuario di Loreto, dove, secondo il racconto, fu inviato il marinaio Pedro de Villa, estratto a sorte per adempiere al voto. La tempesta spinse quindi la spedizione verso le Azzorre, dove Colombo approdò sull’isola di Santa Maria. Il governatore locale, Joao de Castanheira, inizialmente diffidò del navigatore e dei suoi racconti, temendo che dietro il suo arrivo potessero celarsi traffici illeciti. Colombo riuscì tuttavia a riprendere il viaggio e, il 4 marzo 1493, raggiunse Restelo, nei pressi di Lisbona. Il suo arrivo suscitò l’interesse della corte portoghese e l’8 marzo fu invitato alla presenza del re Giovanni II, con il quale ebbe un incontro destinato ad assumere un rilievo politico e diplomatico. Dopo aver proseguito il viaggio, Colombo fece infine ritorno a Palos il 15 marzo 1493, portando con sé oro, tabacco, alcuni pappagalli e dieci indigeni Taíno catturati durante la spedizione. Il ritorno del navigatore venne accolto con grande entusiasmo e, nelle settimane successive, Colombo fu ricevuto dai sovrani Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona. La corte spagnola ascoltò con grande interesse il racconto del viaggio e delle terre incontrate oltre l’Atlantico, tanto da incoraggiarlo a intraprendere una nuova spedizione. Quello che Colombo considerava il raggiungimento delle Indie avrebbe così aperto una nuova fase della storia europea e mondiale, segnando l’inizio di profondi cambiamenti politici, economici, culturali e umani, le cui conseguenze si sarebbero protratte per secoli.



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