RES PUBLICA, CAPITOLO 12: SERGIO MATTARELLA

DI ROCCO DE GILIO

Nato a Palermo da una famiglia originaria di Castellammare del Golfo in provincia di Trapani e legata a doppio filo alla storia politico-istituzionale del Paese, Sergio Mattarella ha intrecciato precocemente il proprio percorso formativo e professionale con le dinamiche del diritto pubblico e della vita repubblicana. Figlio di Bernardo Mattarella, più volte ministro democristiano, e fratello di Piersanti, il Presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa Nostra nel 1980, la sua figura si è consolidata al crocevia tra rigore accademico e impegno civile. Dopo la militanza giovanile nel Movimento Studenti di Azione Cattolica sotto la guida spirituale di Filippo Gentiloni e il conseguimento della laurea in giurisprudenza alla Sapienza di Roma con la lode e una tesi incentrata sulla funzione dell’indirizzo politico, Mattarella ha intrapreso sia la libera professione presso il Foro di Palermo nel campo del diritto amministrativo, sia una solida carriera universitaria come docente associato di diritto parlamentare. La sua attività di ricerca, concentrata sul procedimento legislativo, sul bicameralismo e sul diritto pubblico regionale, ha gettato le basi per una visione rigorosa delle istituzioni, presto messa alla prova sul terreno pratico. Il tragico omicidio del fratello Piersanti ha rappresentato uno spartiacque drammatico che lo ha spinto ad intensificare la presenza attiva nella Democrazia Cristiana, posizionandosi nell’area morotea. Il primo rilevante incarico di natura procedurale e statutaria è arrivato alla fine del 1981 con la presidenza del collegio dei probiviri della DC, chiamato a vagliare le posizioni degli iscritti coinvolti nello scandalo della loggia massonica P2 a seguito dei lavori della Commissione Anselmi. Successivamente, sostenuto dal segretario Ciriaco De Mita in una stagione segnata dagli attacchi mafiosi a Pio La Torre e Carlo Alberto dalla Chiesa, Mattarella è stato tra i fautori del rinnovamento politico del partito in Sicilia, culminato con il congresso di Agrigento del 1983 e l’imposizione di regole elettorali interne volte a isolare la corrente di Vito Ciancimino. Eletto alla Camera dei deputati nello stesso anno con un ampio consenso elettorale e nominato commissario straordinario della DC palermitana nel 1984, ha promosso la nascita della giunta guidata da Leoluca Orlando, simbolo della stagione di rinnovamento civico nota come “primavera palermitana“. La sua ascesa all’interno dell’esecutivo nazionale è proseguita nel 1987 con la nomina a Ministro per i rapporti con il Parlamento nei governi Goria e De Mita, contesti nei quali ha coordinato passaggi normativi rilevanti come la riforma della Presidenza del Consiglio e la revisione dei regolamenti d’aula a favore del voto palese. Passato alla guida del Ministero della Pubblica Istruzione nel governo Andreotti VI nel 1989, Mattarella ha promosso la prima Conferenza nazionale della scuola, la revisione dei programmi del biennio superiore tramite il Progetto Brocca e, con la legge 148 del 1990, il superamento della figura del maestro unico nella scuola elementare a favore del modulo dei tre insegnanti su due classi, una misura criticata all’epoca dall’opposizione per i profili di spesa ma in seguito valorizzata dalla dottrina pedagogica e giuridica. Il suo impegno ministeriale si è concluso in quella fase con l’integrazione tra percorsi di prevenzione e programmi didattici nell’ambito della normativa antidroga, confermando una cifra stilistica e istituzionale improntata alla legalità, al rispetto del dettato costituzionale e al continuo bilanciamento tra tecnica giuridica e responsabilità politica.

(I Fratelli Mattarella nell’epoca dell’infanzia; da sinistra a destra: Antonino, Caterina, il nostro Sergio e Piersanti)

La sua carriera politica ha conosciuto un momento di svolta nel luglio del 1990, quando rassegnò le dimissioni dall’incarico di ministro insieme ad altri esponenti dell’ala progressista della Democrazia Cristiana, in aperto contrasto con la decisione del governo di porre la fiducia sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo. La normativa, ribattezzata criticamente legge Polaroid per la sua tendenza a fotografare e cristallizzare il duopolio esistente, fu accusata di legittimare la posizione di preminenza del gruppo Fininvest. Ritiratosi momentaneamente dall’attività di governo, Mattarella ricoprì la carica di vicesegretario del partito sotto la segreteria di Arnaldo Forlani, per poi assumere nel 1992 la direzione del quotidiano politico Il Popolo su incarico di Mino Martinazzoli. Rieletto alla Camera con un ampio consenso di voti nella Sicilia occidentale per l’XI legislatura, assunse il ruolo strategico di relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale per la Camera e per il Senato. Recependo gli esiti dei referendum abrogativi del 1993, la nuova architettura elettorale — ribattezzata Mattarellum dal giurista e politologo Giovanni Sartori — introdusse un modello prevalentemente maggioritario mitigato da una quota proporzionale del venticinque per cento, rimanendo la fonte normativa di riferimento per le consultazioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001. Tra il 1993 e il 1994, di fronte alla trasformazione del quadro politico e alle inchieste giudiziarie della fase di Tangentopoli — dalle quali uscì pienamente prosciolto da ogni addebito —, fu tra i promotori del rinnovamento che condusse alla nascita del Partito Popolare Italiano, opponendosi fermamente al congresso del 1994 alla deriva verso l’alleanza con il centrodestra sostenuta da Rocco Buttiglione. Pioniere dell’esperienza dell’Ulivo e convinto sostenitore della candidatura di Romano Prodi, Mattarella ha successivamente ricoperto prestigiosi incarichi esecutivi quale Vicepresidente del Consiglio nel Governo guidato da Massimo D’Alema, promuovendo una profonda riforma dell’assetto informativo e dei servizi di sicurezza volta a rafforzare la responsabilità e il controllo politico della Presidenza del Consiglio, e in qualità di Ministro della Difesa, periodo durante il quale ha guidato la storica transizione verso la sospensione della leva obbligatoria e il riassetto organizzativo dell’Arma dei Carabinieri come forza armata autonoma. Conclusa l’esperienza parlamentare nel 2008 dopo aver contribuito alla stesura del manifesto dei valori del Partito Democratico, ha manifestato la propria vocazione all’indipendenza dagli schieramenti partitici dimettendosi dal PD a seguito dell’elezione al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, di cui è divenuto vicepresidente. Il culmine della sua traiettoria giuridica si è realizzato con l’elezione a giudice della Corte Costituzionale nel 2011 da parte del Parlamento in seduta comune, ruolo nell’ambito del quale è stato relatore di numerose pronunce nonché uno di coloro che nel 2014 hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale parziale della legge elettorale nota come Porcellum, censurando l’eccesso del premio di maggioranza e la rigidità delle liste bloccate a tutela della libertà di voto del cittadino.

L’evoluzione del percorso istituzionale di Sergio Mattarella, dall’elezione del 2015 al consolidamento del suo secondo mandato, rappresenta un capitolo cruciale nella storia repubblicana e nel diritto costituzionale italiano. La sua ascesa al Quirinale il 31 gennaio 2015, avvenuta al quarto scrutinio con 665 voti favorevoli su indicazione del Partito Democratico guidato da Matteo Renzi e con il sostegno di un ampio schieramento parlamentare, ha inaugurato una Presidenza caratterizzata da un’interpretazione rigorosa e al contempo dinamica del ruolo di garanzia previsto dalla Carta fondamentale. Eletto come primo Presidente di origine siciliana, Mattarella ha impresso un’impronta immediata al proprio mandato sia sul piano simbolico, mediante gesti di forte valenza repubblicana come il primo omaggio privato al sacrario delle Fosse Ardeatine e l’apertura al pubblico di ampie aree del palazzo del Quirinale, sia sul piano economico-amministrativo, con la formale rinuncia al trattamento pensionistico da docente universitario.

Sotto il profilo legislativo e della dinamica delle fonti, il primo settennato si è aperto con la promulgazione della legge 6 maggio 2015, n. 52, nota come Italicum, un sistema elettorale proporzionale a doppio turno con premio di maggioranza, successivamente dichiarato parzialmente incostituzionale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 35 del 2017. A questa è seguita la promulgazione della legge 3 novembre 2017, n. 165, il cosiddetto Rosatellum, un impianto elettorale di natura mista proporzionale e maggioritaria che avrebbe regolato le consultazioni politiche del 2018. È stato proprio il quadro politico altamente frammentato uscito dalle urne del 4 marzo 2018 a mettere alla prova la funzione di intermediazione del Capo dello Stato. Di fronte all’incapacità delle forze politiche di esprimere autonomamente un indirizzo di governo, il Quirinale ha fatto ricorso a molteplici strumenti di prassi costituzionale, conferendo mandati esplorativi prima alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e poi al Presidente della Camera Roberto Fico, giungendo infine alla proposta di un “governo neutrale” o di garanzia.

La portata delle prerogative presidenziali si è manifestata con singolare evidenza nel maggio 2018, in occasione dell’esercizio del potere d’incarico e di vaglio sulla compagine ministeriale sancito dall’articolo 92 della Costituzione. Di fronte all’ipotesi di nomina dell’economista Paolo Savona al Ministero dell’Economia e delle Finanze, sostenuta dalle forze di maggioranza Movimento 5 Stelle e Lega, il Presidente della Repubblica si è opposto formalmente, motivando la decisione con la necessità di tutelare il risparmio dei cittadini, la stabilità dei conti pubblici e la posizione dell’Italia nell’Unione Europea di fronte alla volatilità dei mercati finanzari. Questa decisione ha generato una grave tensione istituzionale, culminata nell’annuncio di procedure d’accusa ex articolo 90 della Costituzione per alto tradimento o attentato alla Costituzione da parte di alcuni esponenti politici, opzione poi rientrata. L’impasse si è risolta con la rinuncia del presidente incaricato Giuseppe Conte, il conferimento di un mandato provvisorio all’economista Carlo Cottarelli e la successiva ricomposizione del quadro politico con il reincarico a Conte e la ricollocazione di Savona al Ministero per gli Affari Europei, dando vita al Governo Conte I.

Il ruolo di “fisiologico regolatore del traffico costituzionale” è emerso con ulteriore nitidezza nel corso delle successive crisi di governo. Nel mese di agosto 2019, a seguito della rottura della maggioranza giallo-verde e delle dimissioni di Giuseppe Conte, il Quirinale ha condotto rapide ed efficaci consultazioni che hanno favorito la nascita di una nuova maggioranza tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, sfociata nell’insediamento del Governo Conte II. Successivamente, all’inizio del 2021, il ritiro della delegazione del partito Italia Viva dall’esecutivo ha aperto una nuova fase di instabilità nel pieno della gestione dell’emergenza pandemica da COVID-19. Esauritosi negativamente un ulteriore mandato esplorativo affidato al Presidente della Camera Fico, Mattarella ha esercitato la massima moral suasion istituzionale rivolgendo un appello formale a tutte le forze politiche presenti in Parlamento per la formazione di un esecutivo di alto profilo. Tale iniziativa ha condotto all’incarico conferito all’ex Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, il cui governo di unità nazionale ha ottenuto un vastissimo sostegno parlamentare.

(Il Presidente Mattarella in occasione della deposizione di una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto, nella ricorrenza del 74° anniversario della Liberazione d’Italia, il 25 Aprile 2019)

Il compimento del primo settennato, unito all’incapacità delle forze politiche nell’individuare un successore durante lo scrutinio presidenziale del gennaio 2022, ha spinto l’assemblea dei grandi elettori a convergere nuovamente sulla figura di Sergio Mattarella. Il 29 gennaio 2022, all’ottavo scrutinio, l’esito della votazione ha sancito la sua rielezione con 759 voti favorevoli — il secondo consenso più alto mai registrato nella storia della Repubblica italiana dopo quello conseguito da Sandro Pertini nel 1978. Il giuramento prestato il 3 febbraio 2022 ha segnato l’inizio di un secondo mandato improntato alla necessità di garantire la stabilità istituzionale sia sul piano interno che su quello internazionale, in un momento di profondo stravolgimento degli assetti geopolitici mondiali.

Pochi mesi dopo la rielezione, la stabilità del quadro politico si è nuovamente incrinata: nel luglio 2022, il disimpegno del Movimento 5 Stelle sul voto di fiducia al “Decreto Aiuti” e le successive spaccature della maggioranza hanno spinto Mario Draghi a rassegnare le dimissioni. In prima battuta il Capo dello Stato ha respinto l’atto, rinviando l’esecutivo alle Camere per sollecitare un chiarimento parlamentare; preso atto della rottura definitiva della coalizione, il 21 luglio 2022 Mattarella ha disposto lo scioglimento anticipato delle Camere ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, avviando la macchina elettorale che ha portato alle votazioni del 25 settembre 2022.

Con l’affermazione della coalizione di centrodestra alle urne, il Capo dello Stato ha svolto un’ulteriore e lineare applicazione della prassi costituzionale, affidando il 21 ottobre 2022 l’incarico di formare il nuovo governo a Giorgia Meloni, prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio nella storia d’Italia. Negli anni successivi del secondo mandato, caratterizzati da scenari internazionali complessi ed emergenze interne, la figura del Presidente della Repubblica ha mantenuto la propria centralità di presidio costituzionale, riaffermando l’importanza della coesione nazionale, dei valori democratici europei, della tutela dei diritti sociali e del rispetto dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

(22 Ottobre 2022, Giorno del Giuramento dell’attuale Governo italiano: a sinistra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a destra il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni)


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