Transformers (2023) pt. II: Le molte vie del guerriero

DI PIETRO BERRUTO

Il secondo volume di Transformers inizia con un cambiamento rilevante: Jorge Corona subentra a Johnson, ma solo per quanto riguarda i disegni, poiché infatti l’autore di Extremity mantiene il suo ruolo di scrittore; ritornano Mike Spicer e Rus Wooton nei loro ruoli originali. La storia prosegue trattando le conseguenze dell’ultimo numero del primo volume, dopo che le due fazioni di Autobot e Decepticon si sono scontrate sulla Terra per la prima volta, causando numerose morti, tra queste quelle dei padri dei due protagonisti umani, Spike e Carly.

La sconfitta dei Decepticon porta conflitto all’interno dello stesso movimento: Soundwave, insoddisfatto della leadership caotica e inconcludente di Starscream, lo spodesta e lo uccide, divenendo la nuova guida dei Transformers malvagi. Soundwave riceve molto più spazio di azione in questo volume e viene ampliata la sua personalità: freddo, metodico e calcolatore, crede veramente nella causa Decepticon, pur rivelando una natura affettuosa nei confronti dei suoi Recordicons (per chi non lo sapesse, una specie di animali domestici che il Decepticon blu può controllare); ciò contrasta con forza con il suo modo di fare ligio al dovere, che lo costringe a uccidere umani anche quando evidentemente non vuole. L’altro grande avversario nella storia risulta essere Shockwave, un sadico scienziato e signore della guerra rimasto bloccato su Cybertron, dove però ha continuato a infliggere ingenti perdite ai suoi avversari, tra i quali risultano gli Autobot Elita-1 e Ultra Magnus. La Terra è affascinante per Shockwave, così tanto che lui risulta intenzionato a distruggerla per trasformarla in una nuova Cybertron: tramite un raggio di teletrasporto alimentato a cadaveri di balene (non è una battuta; inoltre, l’immagine è terrificante), il piano del robot viola è quello di creare un ponte fra i mondi e invadere il pianeta azzurro. Ancora una volta è la caccia alle risorse che guida gli antagonisti, destinati a provocare danni ambientali enormi. Lo stesso si può dire dei protagonisti.

A proposito di protagonisti, cosa fanno gli Autobot? Le vicende dei robot si mischiano ancora di più con quelle degli umani: Carly vuole vendicarsi di Starscream, che ha ucciso suo padre, e per questo viene presa sotto l’ala protettrice di Arcee, che la vuole dissuadere dai desideri di vendetta; Optimus, invece, sembra avere costanti visioni di un neonato, probabilmente a causa della sua “fusione” con Sparky, il padre di Spike. In ogni caso, la sofferenza degli umani è comunque accoppiata a quella dei robot: tramite Jetfire e Skywarp, due Transformers menomati, che risultano quasi metafore dei veterani che, dopo il servizio militare, tornano a casa disabili. In entrambi i casi, c’è quasi uno sfruttamento dei due; ad esempio Jetfire viene risvegliato ma costretto a usare solo la forma di aereo, senza poter vedere o sentire davvero, ma viene comunque convinto a usare le sue abilità per la causa Autobot.

Tocca ora parlare della “Domanda”, quella posta implicitamente nel primo volume ed esplicitamente nel mio primo articolo: “Può esistere il fair play in guerra?”. Alcuni personaggi, a modo loro, provano a dare una risposta:

  • Elita-1, rimasta per secoli su Cybertron, non ne può più della guerra e non riesce a vedere altra via che non sia terminare il conflitto. Ha sofferto troppo, ha visto troppi morti, è troppo stanca (e a buon motivo), perché non dovrebbe voler eliminare totalmente l’avversario? Perché non dovrebbe rivolere i suoi amici su Cybertron? È legittimo ignorare gli “effetti collaterali” pur di terminare il conflitto a tutti i costi?
  • Beachcomber, Autobot che è riuscito a sfuggire dallo spegnimento di massa ed è arrivato sulla Terra in autonomia, ha una politica totalmente opposta a quella di Elita-1: egli, infatti, trovati i suoi compagni decenni prima dello svolgimento della serie, sceglie volontariamente di lasciarli spenti, consapevole che il loro risveglio avrebbe inquinato il pianeta su cui si sono schiantati. In questo contesto, il robot surfista è una figura affascinante: non è propriamente un hippy, ma non è nemmeno una figura ignava, facendo la scelta consapevole di non aiutare i suoi amici. Eppure, non è lui che si sacrifica, fa in modo che gli altri lo facciano. Spero che questo personaggio venga esplorato maggiormente, in quanto risulta quello più interessante in questo contesto.

E Optimus Prime? Cosa pensa il nostro protagonista? Viene reiterata la sua caratterizzazione da veterano di guerra, attraverso due immaginari diversi, ovvero le sopracitate memorie di Sparky (che rappresentano il suo desiderio di fermarsi e vivere una vita tranquilla e allo stesso tempo la consapevolezza di star rubando e rovinando delle vite innocenti, e da qui ha origine parte del suo senso di colpa generale) e il suo braccio (in realtà il braccio di Megatron, dotato di cannone, che Optimus usa per i suoi atti più violenti); lo stesso capo degli Autobot, in questo volume, risulta più violento del solito, scegliendo in più circostanze di dar sfogo al suo lato più brutale. Che il robot sia costretto a tornare eternamente al doversi abbassare alla cruda realtà della guerra ogni volta? La storia fa veramente empatizzare con i personaggi, che risultano tutti unici e memorabili (per quanto simili esteticamente siano).

Finisce quindi la prima metà della serie, in un botto, lasciando desiderare di più. Termina quindi l’analisi, con una piccola nota, un plauso a Daniel Warren Johnson come scrittore: sta venendo costruito un ottimo antagonista con Megatron, che ancora non si è visto, ma la cui presenza è percepibile. Un braccio che influenza il modus operandi di Optimus Prime, continue citazioni, costanti riferimenti, perenne confronto tra i leader Decepticon e il fondatore della fazione… l’ombra del Satana robot si nota sullo sfondo delle vicende della storia, è quasi arrivato.

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