Outside, capitolo 7: Pollicina

DI SARA MORENA

Buon pomeriggio a tutti e come sempre grazie e benvenuti al nostro appuntamento con Outside. Il titolo che vi presentiamo oggi cade nello stesso anno del precedente, stiamo parlando di Pollicina, una storia basata sull’omonima fiaba di Hans Christian Andersen

Una semplice storia d’amore in miniatura, che parla di una ragazza di piccole dimensioni, sbocciata da un fiore magico donato da una fata ad una dolce signora anziana (che non ha mai avuto figli), e chiamata col nome Pollicina. La piccola protagonista sogna l’amore, ma si sente ostacolata dalle proprie dimensioni. Finché un giorno non conosce per caso il principe delle fate, Cornelius.

La storia che viene presentata ha un’impostazione molto simile a quella della vecchia Disney, che raccontava storie di principesse e principi, e del loro amore. Però Don Bluth, nella realizzazione del lungometraggio, mirava a creare, al pari de “La Sirenetta”, una protagonista femminile che, seppure mantenesse una certa femminilità, fosse comunque meno passiva e che agisse in prima persona nel perseguire il proprio obiettivo. Il regista voleva che Pollicina fosse una ragazza ottimista, che incoraggiasse le adolescenti ad essere forti e attive, senza commiserarsi. Ma anche questa volta, l’uomo incontrò molti ostacoli, che partirono dalla stesura della sceneggiatura, e in seguito ci furono disguidi nella scelta degli attori che avrebbero prestato le voci ai personaggi, che misero molto in imbarazzo Don per le pessime figure che ne conseguirono.

Nemmeno Pollicina riuscì a riscuotere il successo sperato. Gli incassi non compensarono gli investimenti della produzione e una delle critiche più aspre fu quella italiana, che ritenne che il film era piuttosto lontano dalla poetica di Andersen e che i personaggi fossero piatti e poco credibili.

Con questo film, Don Bluth ritorna, in ogni caso, ad un livello più maturo, parlando di amore e rappresentandolo nelle sue diverse sfumature e sfaccettature, rappresentate dai diversi personaggi che s’innamorano della giovane Pollicina. Il ranocchio El Rambito incarna l’amore possessivo, il grillo Porfirio quello superficiale ed effimero, e Talpon quello al quale interessa solo la sistemazione, senza sentimenti sinceri. Quello di Cornelius, infine, è l’amore sincero e reciproco che viene dal cuore, senza fini egoistici oppure convenzionali. Tuttavia c’è da considerare anche l’amore altruista del rondone Jaquimo che non è corrisposto, ma tuttavia rispetta i sentimenti della persona amata, per la quale è disposto a sacrificarsi.

Questo adattamento della fiaba di Andersen fu il precursore del successore Anastasia, poiché la protagonista si avvicina ad una Principessa Disney, mantenendo dei tratti a metà tra la tradizionale femminilità e quella progressista che incoraggia la donna ad essere padrona del proprio destino. La Pollicina di Don Bluth può sembrare un film infantile e fiabesco, però è pur sempre vero che le fiabe sono storie che possono raccontare anche temi forti, seppure in modo semplificato ed edulcorato.

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