DI ROCCO DE GILIO
Il profilo di Carlo Petrini, insigne gastronomo, sociologo, saggista e attivista, si qualifica nel panorama istituzionale e dottrinale contemporaneo come una delle figure di maggior rilievo nell’evoluzione del diritto agroalimentare, della sociologia rurale e delle politiche di tutela della biodiversità a livello globale.

Nato a Bra il 22 giugno 1949, Petrini ha strutturato la propria esistenza attorno a un paradigma concettuale idoneo a ridefinire i confini giuridici ed economici del concetto di sovranità alimentare, elevando il cibo da mera res commerciabilis a bene comune dotato di intrinseco valore culturale, sociale e ambientale. Dopo aver intrapreso gli studi in sociologia presso l’Università degli Studi di Trento ed essersi attivamente impegnato nella sfera della rappresentanza politica locale in qualità di consigliere comunale nella propria città natale, egli ha progressivamente canalizzato il proprio raggio d’azione intellettuale e programmatico verso il settore enogastronomico, collaborando stabilmente a partire dal 1977 con le principali testate giornalistiche nazionali e concorrendo in modo determinante alla genesi del Gambero Rosso.

Il percorso associativo e istituzionale di Petrini si è formalizzato attraverso una feconda attività di promozione sociale che ha condotto dapprima alla costituzione della Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo e successivamente alla fondazione, nel luglio del 1986, di Arcigola, sodalizio caratterizzato da un forte legame con la testata La Gola e con il quotidiano il manifesto. La spinta propulsiva di tale nucleo originario ha trovato il suo naturale e storico compimento il 9 dicembre 1989 con la sottoscrizione, sempre a Bra, dell’atto istitutivo del Movimento Internazionale Slow Food, associazione senza scopo di lucro elevata a rango globale con l’obiettivo normativo e statutario di contrastare la standardizzazione del gusto, salvaguardare le produzioni locali tradizionali e promuovere un modello di consumo improntato alla lentezza e alla consapevolezza ecologica. Sotto la sua lungimirante direzione, Slow Food ha operato una vera e propria rivoluzione copernicana nel settore della gastronomia e dell’agricoltura, ideando e strutturando manifestazioni di rilievo internazionale e di eccezionale impatto socio-economico, quali l’esposizione Cheese, il Salone del Gusto di Torino e la rete globale di Terra Madre, un consesso internazionale idoneo a riunire con cadenza biennale le comunità del cibo di ogni continente al fine di tutelare i piccoli produttori e di implementare buone pratiche agroindustriali. Dal punto di vista prettamente giuridico e dottrinale, la riflessione e l’azione sul campo di Carlo Petrini si sono tradotte nell’elaborazione del principio cardine secondo cui il cibo deve rispondere simultaneamente a tre requisiti inderogabili, configurandosi come buono, pulito e giusto, una tripartizione che sintetizza l’esigenza di una qualità organolettica superiore, di una sostenibilità ambientale nei processi produttivi e di una rigorosa equità sociale e retributiva lungo tutta la filiera d’approvvigionamento. Tale approccio teorico ha inevitabilmente proiettato il fondatore di Slow Food al centro del dibattito scientifico e normativo internazionale in materia di biotecnologie agrarie, ponendolo in prima linea nella complessa e talvolta controversa battaglia contro la proliferazione e l’impiego degli organismi geneticamente modificati, posizione che lo ha visto sovente dialogare in termini di serrata dialettica con esponenti del mondo accademico e scientifico favorevoli alla ricerca e all’utilizzo degli OGM in agricoltura. La visione petriniana in ordine alla necessità di implementare un’agricoltura compatibile e a filiera corta, intesa come strumento per garantire non solo la tutela degli ecosistemi ma anche una maggiore e più resiliente resa distributiva nel lungo periodo, si è storicamente contrapposta alle tesi neomalthusiane sostenute da illustri scienziati ed economisti agrari, tra i quali spiccano il premio Nobel Norman Borlaug e l’agronomo Antonio Saltini, i quali hanno al contrario paventato scenari futuri caratterizzati da gravi carenze di derrate alimentari a causa dell’esaurimento della spinta propulsiva della rivoluzione verde e della necessità strutturale di ricorrere a tecnologie massive per sfamare la popolazione globale. L’altissimo valore sociale, civile e culturale dell’opera prestata da Petrini ha trovato unanime e costante riscontro in ambito istituzionale, sia nazionale sia internazionale, come comprovato dal suo inserimento nel 2007 tra i membri del Comitato promotore nazionale per la costituzione del Partito Democratico, nonché dai prestigiosi riconoscimenti conferitigli nel corso del tempo, tra cui l’inclusione da parte del quotidiano britannico Guardian nel 2008 tra le cinquanta personalità in grado di salvare il pianeta, la nomina ad Ashoka fellow e la designazione, nel 2016, quale Ambasciatore Speciale della FAO in Europa per il programma Fame Zero. A tali autorevoli attestati si aggiungono numerosi premi e onorificenze di carattere civile e scientifico, quali il Communicator of the Year Trophy nel 2000, il Premio Sicco Mansholt nel 2002 per il supporto al modello di agricoltura sostenibile, il titolo di Hero of Our Time conferito dal Time Magazine nel 2004, il Premio Nazionale Cultura della Pace nel 2010, il Premio Camillo Cavour nel 2012 e le lauree honoris causa conferitegli dall’International University College di Torino nel 2014 e dalla American University of Rome nel 2023, fino a giungere al premio di Maestro dell’arte della Gastronomia italiana istituito dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste nel 2025. Sotto il profilo delle onorificenze della Repubblica Italiana, l’operato di Carlo Petrini è stato solennemente suggellato l’11 dicembre 2004 con il conferimento del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana su iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a testimonianza del valore preminente della sua azione per il prestigio della Nazione.

La scomparsa di Carlo Petrini lascia in eredità un corpus filosofico, giuridico e sociale di fondamentale rilevanza, capace di orientare le future politiche pubbliche sulla transizione ecologica e sulla tutela dei diritti fondamentali legati all’alimentazione e alla salubrità dell’ambiente. Accolta da un lungo applauso sotto il viale dei tigli del Quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, la sua bara è stata il fulcro di una commemorazione laica che ha riunito migliaia di persone in una giornata dal clima estivo, tra corone di rose e girasoli disposte attorno alla sorella Chiara e ai familiari. «Questo, in fondo, non è un funerale, ma qualcosa di più complesso e vivo: una grande risonanza collettiva attorno a ciò che Carlo ci ha lasciato», ha dichiarato Nicola Perullo, rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche, aprendo un saluto denso e privo di retorica, dove la commozione si è intrecciata alla promessa di continuare una rivoluzione globale mossa dal piacere e nata dalla terra. La frase-guida della giornata, «Chi semina utopia raccoglie realtà», ha riassunto l’esistenza di un uomo trasversale, capace di dialogare con la stessa straordinaria empatia sia con i contadini sia con il Papa, il cui ultimo e risonante invito alla sua comunità rimane un fermo e coraggioso: «Avanti tutta, barra dritta e cuore oltre l’ostacolo».






