DI DAVIDE PISTARINO
Nella cospicua filmografia di un regista come Ridley Scott ci sono anche titoli meno noti. Tra questi troviamo sicuramente il fantasy Legend, con protagonisti un giovanissimo Tom Cruise e il compianto Tim Curry.

Ridley Scott è un cineasta che nella sua carriera ha esplorato diversi generi, ma Legend resta la sua unica incursione nel fantasy: un ambito che a quanto pare non lo ha convinto del tutto a proseguire sulla stessa strada, ma che in questo film dimostra di saper maneggiare con maestria. È una delle opere più sottovalutate della sua carriera, in cui troviamo un Cruise non ancora affermato come grande star del cinema; lo sarebbe diventato solo l’anno successivo, nel 1986, con l’uscita di Top Gun (diretto da Tony Scott, fratello di Ridley) che lo consacrò a icona mondiale.
All’epoca Tim Curry era invece già noto al grande pubblico, soprattutto per The Rocky Horror Picture Show; da lì a pochi anni avrebbe poi interpretato il malefico pagliaccio Pennywise nella miniserie tratta da IT di Stephen King. Anche in Legend regalò un’interpretazione straordinaria e poliedrica nei panni di una sorta di maestoso diavolo rosso (il Signore delle Tenebre).

In Legend Scott non sovverte le regole del genere come fece con la fantascienza in Alien o Blade Runner. Realizza un film fondamentalmente in linea con i classici canoni del fantasy, ma che nella sua apparente semplicità si rivela una vera e propria perla.
E allora perché Legend va riscoperto e salvato? Perché ci dimostra che anche nelle opere cosiddette “minori” di un grande autore si può celare qualcosa di straordinariamente interessante, e che la definizione stessa di “film minore” non debba necessariamente accompagnarsi a un giudizio negativo.

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