DI ORIANA FERRAGINA
Se dovessi scegliere tra un piatto di pasta alla carbonara e uno all’amatriciana, non ci sarebbe gara alcuna: sceglierei il primo; anche perché io non vado matta per il sugo di pomodoro. A stento riesco a sopportarlo sulla pizza, dove è uno dei principali ingredienti!
La cosa, purtroppo, rappresenta una sfiga per me, visto che a casa dei miei nonni paterni sono più le volte in cui abbiamo mangiato bucatini all’amatriciana che le volte in cui abbiamo mangiato il mio piatto di pastasciutta preferito (nonostante i miei nonni siano calabresi di origine e non laziali).

Ma qual è la tradizione dietro questa ricetta che provoca così tante emozioni contrastanti dentro l’autrice qui presente (anche perché, non posso negarlo, nonostante la mia latente avversione verso il pomodoro, anche a me non dispiace alle volte mangiarmi un bel piatto di amatriciana)? E perché prende il nome dalla città di Amatrice specificatamente?
Alla seconda domanda è semplice rispondere: l’origine della ricetta viene attribuita alla cittadina laziale, che, originariamente, si trovava però in Abruzzo; solo nel 1927 la città è passata sotto la giurisdizione laziale. Deriva, inoltre, da una versione bianca, che è legata strettamente alla storia dell’Abruzzo, dato che il suo nome, gricia, ha due possibili origini, una delle quali legata agli spostamenti dei pastori durante la transumanza, che portarono la ricetta iniziale dell’amatriciana nel Lazio; la seconda origine del nome potrebbe derivare dai venditori di pane, che venivano chiamati grici, appunto, per via del fatto che erano commercianti svizzeri provenienti dal cantone dei Grigioni.
Comunque, sta di fatto che, dopo l’aggiunta del pomodoro e il cambiamento di regione (situazione che, una volta conosciutala, mi ha portato a chiedermi quante altre città italiane abbiano cambiato regione di appartenenza, perché questa è la seconda storia che sento di una città che compie un tale passaggio), la ricetta è diventata uno dei molti fiori all’occhiello della cucina laziale: composta dalla salsa sopracitata, guanciale, rigorosamente soffritto e sfumato in vino bianco, pecorino, peperoncino (fresco o essiccato che sia), sale e pepe; ah, ovviamente, pecorino e guanciale rigorosamente di Amatrice.
E, nonostante la mia “avversione” personale verso il pomodoro (ripeto, non insuperabile, ma di certo non è il mio ingrediente preferito), non disdegno un buon piatto di pasta all’amatriciana, ogni tanto; ovviamente, sempre accompagnato da buona compagnia e piacevoli chiacchierate.

Fonte principale: Wikipedia -> Amatriciana.
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